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AUDIZIONE DEL MINORE - DINIEGO DI ASCOLTO - AMMISSIBILITÀ - SUSSISTE - RAGIONI - MOTIVAZIONE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 marzo 2013 n. 6645 (Pres.Carnevale, rel. Giancola)

Il diniego di ascolto del minore può essere fondato sulla valutazione dell'età, delle condizioni e dei disagi già manifestati dallo stesso, quali emersi nel contesto delle risultanze processuali, anche documentali e, quindi, sulla conclusiva, seppure implicita, attribuzione di prevalenza alle esigenze di tutela dell'interesse superiore del bambino, anche a non essere ulteriormente esposto a presumibili pregiudizi derivanti dal rinnovato coinvolgimento emotivo nella controversia che vedeva contrapposti i genitori.

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ASSEGNO DI MANTENIMENTO - ASSEGNO DIVORZILE - DIFFERENZE

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 6 marzo 2013 n. 5481 (Pres. Salmé, rel. Dogliotti)

Va ribadita la totale autonomia dei giudizi di separazione e divorzio e la diversa natura dei relativi assegni (per tutte, Cass. n. 15728/2005)

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MANTENIMENTO DEI FIGLI - MANTENIMENTO A CARICO DEL PADRE - ESONERO DELLA MADRE - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 6 marzo 2013 n. 5481 (Pres. Salmé, rel. Dogliotti)

L'assegno di mantenimento stabilito giudizialmente a carico del padre, titolare di maggior reddito, non comporta affatto che la madre venga esonerata dall'obbligo di contribuire, a sua volta, alle esigenze della prole

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AFFIDAMENTO DEI MINORI - ASSUNZIONE DI PROVE EX OFFICIO - ART. 155-SEXIES COMMA I C.C. - POTERE DEL GIUDICE - SUSSISTE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 8 marzo 2013 n. 5847 (Pres. Luccioli, rel. Lamorgese)

L’art. 155 sexies, comma 1, c.c., attribuisce al giudice il potere di assumere mezzi di prova anche d’ufficio ai fini della decisione sull’affidamento dei figli minori (Nel caso di specie, la Corte di appello aveva utilizzo una relazione della Asl che evidenziava il danno irreparabile subito dai minori per la privazione del rapporto con la madre)

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MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA - VERSO SOGGETTO DISABILE - CONDOTTE DI INDIFFERENZA E INCURIA - CONFIGURABILITÀ - SUSSISTE

Cass. Pen., sez. VI, sentenza 28 febbraio 2013 n. 9724 (Pres. De Roberto, rel. Paoloni)

Il reato di maltrattamenti in danno di una persona disabile è integrato non solo da fatti commissivi direttamente opprimenti la sua personalità, ma anche da condotte omissive di deliberata indifferenza e trascuratezza verso i suoi elementari bisogni affettivi ed esistenziali. (Nel caso di specie, si trattava di comportamenti posti in essere dalla “badante” di una persona totalmente inabile e portatrice di “sindrome di down”, con la stessa convivente ed affidata alla sua cura e vigilanza).

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TAGLIO DEI CAPELLI ALLA MOGLIE, DA PARTE DEL MARITO - GESTO SUBITO DALLA MOGLIE E MOTIVATO DAL MARITO, PER EFFETTO DELLA GELOSIA - REATO DI VIOLENZA PRIVATA - ART. 610 C.P. - SUSSISTE

Cass. Pen., sez. V, sentenza 6 marzo 2013 n. 10413 (Pres. Marasca, rel. Vessichelli)

La condotta del marito che imponga alla moglie il taglio dei capelli, per gelosia, integra il reato di violenza privata, ex art. 610 c.p.

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MANTENIMENTO DEI FIGLI - OMISSIONE - STATO DI DISOCCUPAZIONE - RESPONSABILITÀ PENALE EX ART. 570 COMMA II C.P. - SUSSISTE

Cass. Pen., sez. VI, sentenza 4 marzo 2013 n. 10147 (Pres. Rotundo, rel. Paternò Raddusa)

La sufficienza dei mezzi predisposti dalla madre è dato indifferente ai fini della configurabilità del delitto di cui all'art. 570, comma II, n. 2 c.p. Giacché lo stato di bisogno dei figli minori ricorre anche quando alla somministrazione dei mezzi di sussistenza provveda la madre. Inoltre, la generica indicazione della condizione di disoccupato, non escludendo in radice altre possibili fonti reddituali, non esime da responsabilità per il reato di omessa prestazione dei mezzi di sussistenza incombendo sull'interessato, ai fini della scriminante dello stato di bisogno, l'onere di allegare gli elementi indicativi della effettiva impossibilità di adempiere.

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SEPARAZIONE - CONIUGE DEBOLE - DIRITTO AL MANTENIMENTO

Cass. Civ., sez. I, sentenza 13 febbraio 2013 n. 3502 (Luccioli, rel. Acierno)

L'esclusione del riconoscimento di un contributo al mantenimento del coniuge debole può essere fondato sulla sua attitudine al lavoro, desumibile dall'età, le condizioni di salute e il possesso di un diploma di studi oltre che di una potenziale professionalità. Tuttavia, tali condizioni, se non eziologicamente collegate alla prospettiva effettiva ed attuale di svolgimento di un'attività produttiva di reddito, sono inidonee a far venire meno il dovere di solidarietà coniugale, sancito dall'art. 143 terzo comma, cod. civ., che impone, in sede di separazione personale, ai sensi dell'art. 156 cod. civ., la corresponsione di un assegno di mantenimento, in favore del coniuge che non abbia adeguati redditi propri. La valutazione di adeguatezza od inadeguatezza dei redditi personali, deve essere svolta, in virtù dell'origine solidale dell'obbligo a carico dell'altro coniuge, sulla base delle condizioni reddituali e patrimoniali valutabili al momento dell'accertamento della sussistenza del diritto, ben potendo in futuro, tali valutazioni essere modificate in sede di revisione delle condizioni della separazione, qualora le potenzialità lavorative e reddituali del titolare dell'assegno si attualizzino. (art.156, ultimo comma, cod. civ.). Al riguardo, secondo il costante orientamento della giurisprudenza di legittimità, è stato affermato che: "In tema di separazione personale dei coniugi, l'attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell'assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica. Peraltro, l'attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un'attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non già di mere valutazioni astratte ed ipotetiche. (Cass. 18547 del 2006, cui devono aggiungersi i precedenti conformi 3975 del 2002 e 12121 del 2004)". Ai fini del riconoscimento del diritto all'assegno di mantenimento in favore di uno dei coniugi, alla luce dei criteri sanciti dall'art. 156 cod. civ., risulta pertanto rilevante la condizione patrimoniale e reddituale comparativa riscontrabile alla luce dei complessivi riscontri istruttori al momento dell'accertamento del diritto, non rilevando, in via generale, ai fini dell'attribuzione di esso, le ragioni recenti o remote dell'assenza attuale di effettiva capacità reddituale, salva la loro valutabilità in sede di quantificazione del contributo.

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GIUDIZIO DI SEPARAZIONE - LITISCONSORZIO NECESSARIO NEI CONFRONTI DEL PM - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 13 febbraio 2013 n. 3502 (Luccioli, rel. Acierno)

L'orientamento affermatosi nella giurisprudenza di legittimità ha nettamente escluso che nel giudizio di separazione personale tra coniugi che abbia ad oggetto anche le statuizioni sui figli minori si determini un'ipotesi di litisconsorizio necessario nei confronti del pubblico ministero analogamente a quanto si verifica nel giudizio di divorzio, precisando che "nel giudizio di separazione”, il P.M. deve intervenire a pena di nullità (art. 10 c.p.c.) ma non ha potere d'iniziativa né può impugnare la sentenza che lo conclude ex art. 12, 3 comma, c.p.c., a differenza di quanto previsto per il divorzio nel cui procedimento assume la qualità di litisconsorte se vi sono figli minori o incapaci, avendo potere di impugnare la decisione che conclude questa causa matrimoniale, anche in ordine agli interessi patrimoniali dei figli minori o incapaci ex art. 5, comma 5, L. 1 dicembre 1970 n. 898, come modificata (Cass. 29 ottobre 1998 n. 10803). Nella separazione, che è causa che può essere promossa solo dai coniugi ai sensi dell'art. 150, 3 comma, c.c. (Cass. 17 gennaio 1996 n. 364) e nella quale è espressamente escluso il potere d'impugnazione del P.M. dall'art. 72, terzo comma, c.p.c., che lo prevede nelle altre cause matrimoniali, non vi è litisconsorzio necessario. (...). Il legislatore,pur qualificando il giudizio di separazione causa matrimoniale, esclude che il P.M. possa impugnare la decisione che lo conclude e attribuisce ai coniugi soltanto il "diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della potestà su di essi e le disposizioni relative alla misura e alle modalità del contributo", (art. 155 c.c.). (...). Non si può estendere il potere d'impugnazione del P.M. di cui al 5 comma dell'art. 5 della L. 898/10, non espressamente richiamato (a differenza dell'art. 4) dall'art. 23 della L. 6 marzo 1981 n. 74, al giudizio di separazione (sul tema, Cass. 10 giugno 1998 n. 5756), neppure alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale relative alle fattispecie diverse della disparità di trattamento dei minori, nell'art. 9 della L. n. 898/70 rispetto agli art. 710 e 70 c.p.c. (in quest'ultimo caso per i giudizi ira genitori naturali relativi ai figli), e riguardanti il potere d'intervento del P.M. e non quello di impugnazione (C, Cost. 25 giugno 1996 n. 214 e 9 novembre 1992 n. 416), precluso espressamente dall'art. 12 c.p.c.". (Cass. 6965 del 2002).

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SEPARAZIONE - MANTENIMENTO - ATTITUDINE DEL CONIUGE AL LAVORO - RILEVANZA

Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 febbraio 2013 n. 4178 (Pres. Luccioli, rel. Cultrera)

L'attitudine del coniuge al lavoro assume rilievo solo in presenza dell'effettiva possibilità di svolgimento di un'attività lavorativa retribuita che deve essere scrutinata in concreto, in relazione alla situazione individuale esaminata

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