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Affidamento condiviso - Disciplina


Cass. civ., sez. I, sentenza 4 novembre 2009 n. 23411

(Pres. Luccioli, rel. Dogliotti )

La disciplina sull'affido condiviso si applica sia in caso di figli naturali che legittimi. In caso di provvedimento che disponga il collocamento prevalente del minore presso uno dei genitori, l'altro è tenuto comunque a corrispondere l'assegno. (La Corte ha precisatoc he il collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, potrà gestire da solo il contributo ricevuto dall'altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all'acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie)

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Accordi di separazione - Rinuncia all'assegno divorziale - Nullità 

Cass. civ., sez. I, 11 novembre 2009 n. 23908 

(Pres. Luccioli, est. Felicetti)

Gli accordi dei coniugi diretti a fissare, in sede di separazione, i reciproci rapporti economici anche in relazione al futuro ed eventuale divorzio con riferimento all'assegno divorzile sono nulli per illiceità della causa, avuto riguardo alla natura assistenziale di detto assegno, previsto a tutela del coniuge più debole, che rende indisponibile il diritto a richiederlo. Pertanto la disposizione dell'art. 5, ottavo comma, della legge n. 898 del 1970 nel testo di cui alla legge n. 74 del 1987 - a norma del quale, su accordo delle parti, la corresponsione dell'assegno divorzile può avvenire in un'unica soluzione, ove ritenuta equa dal tribunale, senza che si possa, in tal caso, proporre alcuna successiva domanda a contenuto economico - non è applicabile al di fuori del giudizio di divorzio, e gli accordi di separazione, dovendo essere interpretati "secundum ius", non possono implicare rinuncia all'assegno di divorzio (La Suprema Corte ha così confermato la propria giurisprudenza: v. Cass. 10 agosto 2007, n. 17634; 10 marzo 2006, n. 5302; 18 febbraio 2000, n. 1810; 20 marzo 1998, n. 2955).

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Adozione – Consenso “inizialmente” prestato dalla madre naturale – Possibilità di provare una diversa decisione – preclusione – Violazione dell’art. 8 della CEDU - sussiste

Corte Eur. Dir. Uomo, 13 gennaio 2009, affaire Torodova c/ Italia

(Pres. Tulknes)

Nelle procedure di adozione, lo Stato deve assicurare che il consenso prestato dalla madre, in ordine alla adozione dei suoi figli: a) sia fornito nella piena consapevolezza di tutte le sue implicazioni; b) sia assistito da appropriate garanzie. Sussiste, pertanto, la violazione dell’art. 8 della Cedu in relazione alla decisione di adottabilità emessa dai giudici italiani nei confronti di minori 27 giorni dopo la loro nascita ove, a fronte del consenso inizialmente prestato dalla madre, le sia impedito di fornire la prova in ordine ad una sua diversa decisione. In particolare, in caso di scelta di abbandono dei minori, è indefettibile, per rispettare l’art. 8 Cedu, garantire alla madre il diritto ad essere ascoltata davanti l’Autorità giudiziaria per rimettere in discussione la sua scelta originaria. (Fattispecie in cui la ricorrente aveva abbandonato le proprie gemelle che, 27 giorni dopo, venivano dichiarate adottabili dal Tribunale per i minorenni di Bari senza procedere all’ascolto della madre. Questa ha lamentato davanti alla Corte la violazione dell’art. 8 della Cedu in relazione alla decisione di adottabilità emessa dai giudici de quibus. Secondo la Corte, lo Stato italiano non avrebbe assicurato che il consenso prestato dalla madre in ordine all’adozione dei suoi figli fosse fornito nella piena consapevolezza delle sue implicazioni e assistito da appropriate garanzie)

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Divorzio – Determinazione dell'assegno divorzile – Diseguale capacità di reddito delle parti – Da considerare assieme ad altri elementi di giudizio

Cass. civ., sez. I, 4 maggio 2009 n. 10222

(Pres. Morelli, est. Barnabei) 

Il richiamo alla diseguale capacità di reddito e patrimoniale delle parti può costituire il punto di partenza per la determinazione dei rispettivi contributi economici, ma esso va poi integrato con riferimenti puntuali alle necessità specifiche del figlio minore: in modo da non trasformare, surrettiziamente, l'apporto per il mantenimento del figlio in un contributo anche per l'ex-coniuge (Nella fattispecie la Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva disposto, a favore del coniuge affidatario della prole, un assegno di mantenimento dell'inconsueto ammontare di Euro 15.000 al mese)

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Scioglimento della comunione legale tra coniugi – Divisione di beni immobili – Criteri per la stima degli immobili – Fatti notori e consulenza tecnica

Cass. civ., sez. I, 13 maggio 2009 n. 11141

(Pres. Luccioli, est. Panzani) 

La stima di un bene da dividere, risolvendosi in giudizio di fatto, è rimessa al giudice del merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità, se immune da errori logici e giuridici (Nella fattispecie la Corte di appello di Roma aveva stimato alcuni beni immobili discostandosi dalla stima fatta dal consulente tecnico d'ufficio) 

Il fatto notorio, derogando al principio dispositivo delle prove e al principio del contraddittorio, va inteso in senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire incontestabile; pertanto tra le nozioni di comune esperienza non possono farsi rientrare le acquisizioni specifiche di natura tecnica e quegli elementi valutativi che richiedono il preventivo accertamento di particolari dati come la determinazione del valore corrente degli immobili, trattandosi di valore variabile nel tempo e nello spazio, anche nell'ambito dello stesso territorio, in relazione alle caratteristiche del bene stesso (Nella fattispecie la Corte di Cassazione ha reputato possa definirsi fatto notorio l'incremento del prezzo degli immobili in un dato Comune)

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Riconoscimento del figlio naturale – Impugnazione – Difetto di veridicità – Art. 263 c.c.

Cass. civ., sez. I, 8 maggio 2009 n. 10585

(Pres. Luccioli, est. Schirò) 

L'impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio naturale postula, a norma dell'art. 263 c.c., la dimostrazione dell'assoluta impossibilità che il soggetto che abbia inizialmente compiuto il riconoscimento sia, in realtà, il padre biologico del soggetto riconosciuto come figlio (Nella fattispecie la Corte ha dato continuità ad un indirizzo già consolidato cfr. Cass. 1990/7700; 1995/12085; 2003/4462)

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Pronuncia di addebito della separazione – Violazione dei doveri di cui all'art. 143 c.c. - insufficienza

Cass. civ., sez. I, 22 maggio 2009 n. 11922

(Pres. Luccioli, rel. Piccininni) 

La pronuncia di addebito della separazione non può essere basata sulla semplice violazione dei doveri di cui all’art. 143 c.c., essendo viceversa necessario accertare l’eventuale esistenza di un collegamento tra la detta violazione e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Da ciò dunque consegue che pur a fronte della constata esistenza della violazione degli obblighi in questione l’addebito della separazione va escluso quando il giudice accerti la preesistenza di una situazione di irrimediabile contrasto fra le parti o nella quale emerga il carattere meramente formale della convivenza, del tutto autonoma dunque rispetto alla successiva violazione e tale pertanto da rimanere insensibile agli effetti da essa altrimenti prodotti (Nella fattispecie, la Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale di Roma che aveva pronunciato la separazione personale tra i coniugi respingendo le reciproche domande di addebito. La Corte ha confermato la decisione ove aveva ritenuto che l'allontanamento del marito da casa fosse stato determinato dai comportamenti dei suoceri della moglie, che avevano messo in difficoltà l’armonia della coppia)

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Intervento dei nonni nel giudizio di separazione – Inammissibilità

Cass. civ., sez. I, 16 ottobre 2009 n. 23081 

(Pres. Luccioli, rel. Dogliotti)

L'avere il Legislatore del 2006 sancito la titolarità da parte del minore del diritto alla conservazione delle relazioni affettive con i nuclei di provenienza genitoriale non è sufficiente, in mancanza di una previsione normativa, a ritenere che altri soggetti diversi dai coniugi siano legittimati ad essere parti. E', dunque, inammissibile, l'eventuale intervento in giudizio dei nonni (Fattispecie in cui la Suprema Corte, decidendo nel merito, ha escluso la legittimazione ad intervenire dei nonni nel giudizio di separazione dei coniugi, pur dando atto del vuoto normativo)

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