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Separazione personale - Reg. 2201/2003 - Residenza abituale - Concetto "fattuale" e non formale - Concreto continuativo svolgimento della vita personale


Cass. civ., Sez. Unite, sentenza 25 giugno 2010 n. 15328

(Pres. Papa, rel. Salmè)

Ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. a), del regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia - matrimoniale e in materia di responabilità genitoriale, competente a decidere sulle questioni inerenti la separazione dei coniugi è (anche) il giudice dello stato membro di cui l'attore sia cittadino e in cui abbia la residenza abituale almeno per sei mesi immediatamente prima della domanda. La nazione di residenza abituale, di cui al regolamento citato fa riferimento non alla residenza formale o anagrafica ma al luogo del concreto e continuativo svolgimento dalla vita personale ed eventualmente lavorativa (La Suprema Corte conferma il suo precedente: sentenza n. 3680 del 2010)

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Audizione del minore - Convenzione dell'Aja del 1980, sugli aspetti civili della sottrazione internazionale dei minori - Necessaria - Sussiste

Cass. civ., sez. I, sent. 19 maggio 2010, n. 12293

(Pres. Luccioli, rel. Giancola)

L'audizione dei minori, già prevista nell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003, per cui ad essa deve procedersi, salvo che possa arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di legittimità (cfr da ultimo Cass. SU 2009-22238). Nel procedimento per il mancato illecito rientro nella originaria residenza abituale l'audizione del minore non è imposta per legge, in ragione del carattere urgente e meramente ripristinatorio della situazione di tale procedura (Cass. 4 aprile 2007 n. 8481 e 19 dicembre 2003 n. 19544), e però pure in tale procedura è opportuna, se possibile (Cass. 4 aprile 2007 n. 8481 e la citata n. 15145 del 2003), come peraltro ora specificamente previsto dall'art. 11, comma 2, del Regolamento CE n. 2201/2003, che dispone "Nell'applicare gli artt. 12 e 13 della convenzione dell'Aia del 1980, si assicurerà che il minore possa essere ascoltato durante il procedimento se ciò non appaia inopportuno in ragione della sua età o del suo grado di maturità". Conseguentemente anche nel procedimento in questione l'audizione del minore è in via generale necessaria onde potere valutare, ai sensi dell'art. 13, comma 2 della Convenzione, l'eventuale opposizione del minore al ritorno, salvo ragioni di inopportunità, per età o grado di maturità, e a fortiori di danno per quest'ultimo. (La decisione è di particolare importanza, poiché il Supremo Consesso cassa il Tribunale per i minorenni di Milano, decreto immediatamente esecutivo, del 9 - 10.12.2008)

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Affido condiviso - Regola - Derogabilità - Rischio di pregiudizio per l'interesse del MInore

Cass. civ., sez. II, sentenza 26 maggio 2010 n. 187

(Pres. Amirante, est. Grossi)

La questione dell'affidamento della prole è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice del merito (C. 06/14840), e la regola dell'affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, prevista dall'art. 155 c.c., è derogabile quando la sua applicazione risulti pregiudizievole all'interesse del minore (La Suprema Corte conferma i suoi precedenti: C. 09/26587, C. 08/16593. Nel caso di specie è stato giustificato l'affido esclusivo in presenza di una situazione di gravissimo disagio psicologico del minore per effetto dell'aspra conflittualità manifestatasi fra i coniugi)

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Comunione legale - beni mobili - Presunzione di comproprietà - Somme di denaro


Cass. civ., sez. II, 16 febbraio 2010 n. 3479

(Pres. Elefante, est. Mazzacane)

L'art. 219 secondo comma c.c. , con riferimento alle ipotesi di separazione di beni tra i coniugi, sancisce una presunzione semplice di comproprietà per i beni mobili dei quali nessuno di essi sia in grado di dimostrare la proprietà esclusiva. Tale norma si applica anche al denaro ed opera là dove uno dei coniugi non fornisca la prova della sua proprietà esclusiva (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione assunta dalla Corte di Appello di Milano dell'11 maggio 2004. Dalla motivazione: "la Corte territoriale ha condiviso il convincimento del giudice di primo grado in ordine alla mancata prova da parte del coniuge della proprietà esclusiva in proprio favore delle somme di denaro oggetto di causa. Orbene tale premessa, se da un lato spiega il mancato accoglimento della domanda di restituzione della totalità della somma di denaro, dall'altro è inidonea a comprendere le ragioni per le quali la domanda stessa non è stata accolta limitatamente alla metà dell'intero importo)

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Passaggio in giudicato della sentenza di divorzio - Condizione di procedibilità dell'azione di scioglimento della comunione legale - Non sussiste - Revirement giurisprudenziale

Cass. civ., sez. I, sentenza 26 febbraio 2010 n. 4757

(Pres. K. Vittoria, est. Dogliotti)

Il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o di omologa di quella consensuale) non è condizione di procedibilità della domanda giudiziaria di scioglimento della comunione legale e relativa divisione dei beni, ma condizione dell'azione; di conseguenza, è sufficiente che tale condizione sussista al momento della pronuncia (La questione esaminata è se sia proponibile la domanda di scioglimento della comunione legale, ove, all'atto introduttivo del relativo giudizio, sia ancora pendente la causa di separazione personale. Sulla questione, la Corte si è, in genere, e con orientamento maggioritario, pronunciata affermando che l'introduzione del giudizio di scioglimento della comunione, prima del passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o dell'omologa di quella consensuale), comporta dell'improponibilità della domanda (tra le altre, Cass. n. 4351 del 2003; n. 9325 del 1998; n. 8707 e 11931 del 1997). Re melius perpensa, il Supremo Collegio afferma che ritenere che il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, sicuro presupposto dello scioglimento della comunione, debba precedere la domanda di divisione dei relativi beni, significa evidentemente qualificare tale giudicato come presupposto processuale (o, se si vuole, condizione di procedibilità dell'azione) piuttosto che come condizione dell'azione, accogliendosi questa distinzione, che non trova preciso, esplicito riscontro nel codice di rito, ma viene comunemente seguita da giurisprudenza e dottrina, pressoché unanim)

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Responsabilità genitoriale - Reg. Ce n. 2201/2003 - Provvedimenti interlocutori adottati da Stato diverso da quello in cui pende il giudizio di merito - Limiti


Corte Giust. Comunità Europee, sentenza 323 dicembre 2009 n. 5063 

(Pres. K. Lenaerts, est. J. Malenovský )

L'art. 20 del regolamento (CE) del Consiglio 27 novembre 2003, n. 2201, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000, deve essere interpretato nel senso che esso non consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a concedere l'affidamento di un minore che si trova nel territorio di tale Stato ad uno dei suoi genitori, nel caso in cui un giudice di un altro Stato membro, competente in forza del detto regolamento a conoscere del merito della controversia relativa all'affidamento, abbia già emesso una decisione che affida provvisoriamente il minore all'altro genitore, e tale decisione sia stata dichiarata esecutiva nel territorio del primo Stato membro. (Nel caso di specie, dopo che un tribunale italiano, in sede di separazione matrimoniale, aveva provvisoriamente concesso l'affidamento esclusivo di una minore al padre, la madre si era trasferita nello Stato di appartenenza (Slovenia), portando con sé la minore. L'autorità giudiziaria slovenia rendeva esecutiva l'ordinanza del giudice italiano e avviava il procedimento per la restituzione della minore, che veniva tuttavia sospeso fino alla conclusione definitiva del procedimento principale in Italia, disponendo l'affidamento, in via provvisoria e cautelare, della bambina alla madre, sul combinato disposto dell'art. 20 del regolamento n. 2201/2003 e dell'art. 13 della convenzione dell'Aja del 1980, adducendo a motivazione il mutamento delle circostanze e l'interesse della minore. 502 del 1992, dell'art. 6 della legge. La Corte ha bocciato la decisione slovena)

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Assegno divorzile - Determinazione - inadeguatezza dei mezzi a disposizione del coniuge richiedente in relazione al tenore di vita avuto durante il matrimonio 

Cass. civ., sez. I, 22 febbraio 2010 n. 4079

Al fine di determinare la misura dell'assegno di divorzio è sempre necessario compiere una verifica sulla c.d. inadeguatezza dei mezzi a disposizione del coniuge richiedente in relazione al tenore di vita avuto durante il matrimonio e che presumibilmente sarebbe proseguito se l'unione non si fosse sciolta. Poco importa che la moglie abbia una posizione professionale di rilievo. Se c'è una disparità economica tra le parti, di questo occorre tenere conto. (Contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente nel caso deciso dalla decisione in commento - per il quale il riferimento alle condizioni della separazione è illegittimo, perchè estraneo all'autonoma disciplina dell'assegno di divorzio - la Corte ha più volte ritenuto che, sebbene il riconoscimento e la misura di tale assegno, al fine di assicurare al coniuge beneficiario il mantenimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio, debbano essere valutati alla luce della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5, nel testo modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 10, tuttavia, anche l'assetto economico relativo alla separazione può rappresentare un valido indice di riferimento, nella misura in cui risulti idoneo a fornire utili elementi di valutazione relativi al tenore di vita goduto durante il matrimonio e alle condizioni economiche dei coniugi; cfr., ex plurimis, le sentenze n. 22500 del 2006 e n. 15728 del 2005.)

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Fondo patrimoniale - Opponibiità a terzi - doppia annotazione -Necessaria 


Cass. civ., Sez. Unite, 13ottobre 2009 n. 21658

(Pres. Carbone, rel. Di Celso)

La costituzione del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 c.c. e' soggetta alle disposizioni dell'articolo 162 c.c. circa le forme delle convenzioni medesime, ivi incluso il terzo comma "che ne condiziona l'opponibilita' ai terzi all'annotazione del relativo contratto a margine dell'atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell'articolo 2647 c.c., resta degradata a mera pubblicita'-notizia" (inidonea ad assicurare detta opponibilita') e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri ello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo. Ne consegue che, in mancanza di annotazione del fondo patrimoniale a margine dell'atto di matrimonio, il fondo medesimo non e' opponibile ai creditori che abbiano iscritto ipoteca sui beni del fondo essendo irrilevante la trascrizione del fondo nei registri della conservatoria dei beni immobili. (Fattispecie in cui la Suprema Corte, ha esaminato le seguenti questioni: 1) se l'atto di costituzione del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 c.c. sia o meno una convenzione matrimoniale ai fini dell'applicabilita' della disposizione dell'articolo 162 c.c., comma 4; 2) se, data risposta positiva al quesito che precede, l'opponibilita' ai terzi dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale - avente ad oggetto beni immobili -sia subordinata all'annotazione a margine dell'atto di matrimonio a prescindere dalla trascrizione del medesimo atto imposta dall'articolo 2647 c.c.)

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Procedimento di separazione o divorzio - Affidamento della prole - Audizione del minore - Obbligatorietà - Sussistenza - Potere del giudice di evitare l'audizione - Obbligo di motivazione


Cass. civ., Sez. Unite, 21 ottobre 2009 n. 22238 

(Pres. Carbone, rel. Forte)

In relazione all'art. 6 della Convenzione di Strasburgo, ratificata dalla legge n. 77 del 2003 e all'art. 155 sexies c.c., introdotto dalla Legge 8 febbraio 2006 n. 54, si deve ritenere necessaria l'audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l'eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l'omesso ascolto l'eventuale intervento in giudizio dei nonni (Fattispecie in cui la Suprema Corte, ha, a Sezioni Unite, affermato che l'audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e in ordine al loro affidamento ai genitori è divenuta obbligatoria con l'art. 6 della Convenzione di Strasburgo sullo esercizio dei diritti del fanciullo del 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003 - v. Cass. 16 aprile 2007 n. 9094 e 18 marzo 2006 n. 6081 - per cui ad essa deve procedersi, salvo che possa arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di questa Corte - v. Cass. civ. n. 16753 del 2007. La citata Convenzione di Strasburgo prevede che ogni decisione relativa ai minori indichi le fonti di informazioni da cui ha tratto le conclusioni che giustificano il provvedimento adottato anche in forma di decreto, nel quale deve, tenersi conto della opinione espressa dai minori, previa informazione a costoro delle istanze dei genitori nei loro riguardi e consultandoli personalmente sulle eventuali statuizioni da emettere, salvo che l'ascolto o l'audizione siano dannosi per gli interessi superiori dei minori stessi - in tal senso Cass., ord. 26 aprile 2007 n. 9094 e la giurisprudenza sopra richiamata)

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Disponibilità del diritto alla comunione legale sui beni che per Legge vi sarebbero inclusi - Effetti nei confronti dei terzi del sopravvenuto accertamento della comunione legale sui beni alineati dal coniuge unico intestatario

Cass. civ., Sez. Un., 28 ottobre 2009 n. 22755

(Pres. Carbone, rel. Nappi)

Il coniuge non acquirente può successivamente proporre domanda di accertamento della comunione legale anche rispetto a beni che siano stati acquistati come personali dall'altro coniuge, non risultando precluso tale accertamento dal fatto che il coniuge non acquirente fosse intervenuto nel contratto per aderirvi. Tuttavia, se l'intervento adesivo ex art. 179 comma 2 c.c. assunse il significato di riconoscimento dei già esistenti presupposti di fatto dell'esclusione del bene dalla comunione, l'azione di accertamento presupporrà la revoca di quella confessione stragiudiziale, nei limiti in cui è ammessa dall'art. 2732 c.c. Se invece l'intervento adesivo ex art. 179 comma 2 c.c. assunse il significato di mera manifestazione dei comuni intenti dei coniugi circa la destinazione del bene, occorrerà accertare quale destinazione il bene ebbe effettivamente, indipendentemente da ogni indagine sulla sincerità degli intenti così manifestati. Salvi gli effetti della trascrizione della domanda, il sopravvenuto accertamento della comunione legale non è opponibile al terzo acquirente di buona fede (La Corte ha composto il contrasto di giurisprudenza circa la disponibilità del diritto alla comunione legale su beni che per legge vi sarebbero inclusi; e la particolare importanza della consequenziale questione degli effetti nei confronti dei terzi acquirenti nel caso di sopravvenuto accertamento della comunione legale sui beni alienati dal coniuge unico intestatario)

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