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Assegno di Divorzio – Determinazione – Dichiarazione dei Redditi – Possibilità di disattenderla – Sussiste

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 17 febbraio 2011 n. 3905

E' corretto attribuire valore solo indiziario e non esaustivo alle risultanze delle dichiarazioni potendo, dunque, il giudice accertare aliunde la capacità economica dei coniugi, in quanto, secondo esegesi della L. n. 898 del 1970, art.6, comma 9, letto in combinato disposto con l'art. 155 c.c., comma 6, in deroga alla rigida ripartizione dell'onus probandi, il giudice dispone di ampio potere istruttorio, giustificato dalla finalità pubblicistica dell'istituto dell'assegno divorzile, che gli consente di ancorare le sue determinazioni ad adeguata verifica delle condizioni patrimoniali dei genitori e delle esigenze di vita dei figli prescindendo dalla prova addotta dalla parte istante, ed attingendo, sulla base del già richiamato principio di acquisizione, a tutti i dati comunque facenti parte del bagaglio istruttorio

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Assegno di Mantenimento – Autoriduzione dell'assegno di Mantenimento – Illiceità – Sussiste – Reato ex art. 570 c.p.c.

Cass. Pen., Sez. VI, sentenza 15 febbraio 2011 n. 5752

(Pres. Mannino, rel. Fazio)

Incorre nel reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare chi, in assenza di una prova di indigenza o di impossibilità a rispettare la cifra pattuita, trasgredisce quanto stabilito dal giudice in sede di separazione, grazie a un confronto fra le parti e nell'interesse del minore. Ciò avviene, in specie, dove l'onerato provveda arbitrariamente ad una autoriduzione dell'assegno di mantenimento

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Figlio Maggiorenne – Riduzione dell'assegno – Condizioni di lavoro percarie – Rigetto della richiesta di riduzione - sussiste

Cass. Civ., Sez. III, sentenza 7 febbraio 2011 n. 2962

La precarietà e modestia delle attività lavorative svolte da un figlio, costituisce motivazione adeguata del rigetto della domanda di riduzione dell'assegno a carico del padre

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Divorzio – Modifica delle condizioni – Sopravvenuta inidoneità di uno dei coniugi a mantennersi da solo – Fatto idoneo a legittimare la modifica - Sussiste

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 3 gennaio 2011 n. 18

Nella sopravvenuta incapacità di una delle parti di mantenersi da sola, valutata comparativamente con le condizioni economiche dell'altra, è certamente ravvisabile un fatto idoneo a modificare il regolamento dei rapporti patrimoniali stabilito al momento del divorzio

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Affidamento condiviso – Deroga - Condizioni

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 7 dicembre 2010 n. 24841

Alla regola dell'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l'interesse del minore, con la duplice conseguenza che l'eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell'altro genitore (Cass. civ., sentenze 2008/16593 e 2009/26587)

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Annullamento del matrimonio in sede ecclesiastica per esclusione di uno dei bona matrimonii - Esecutività nell'ordinamento civile italiano - Limite - Ordine Pubblico - Convivenza di lunga durata successiva al matrimonio (nella specie: venti anni) - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sent. 20 gennaio 201!, n. 1343

(Pres. Vittoria)

L'ordine pubblico interno matrimoniale evidenzia un palese favor per la validità del matrimonio quale fonte del rapporto familiare incidente sulla persona e oggetto di rilievo e tutela costituzionali, con la conseguenza che i motivi per i quali esso si contrae, che, in quanto attinenti alla coscienza, sono rilevanti per l'ordinamento canonico, non hanno di regola significato per l'annullamento in sede civile. Inoltre, il matrimonio-rapporto nell'ordine pubblico italiano ha una incidenza rilevante, per i principi emergenti dalla Costituzione e dalla riforma del diritto di famiglia, ed impedisce di annullare il matrimonio dopo che è iniziata la convivenza e spesso se questa è durata per un certo tempo (come si desume dagli artt. 120 cpv, 121 comma 3 e 123 cpv. cod. civ.). Non appare condivisibile, alla luce della distinzione enunciata tra cause di incompatibilità assoluta e relativa delle sentenze di altri ordinamenti con l'ordine pubblico interno, qualificare come relative quelle delle pronunce di annullamento canonico intervenute dopo molti anni di convivenza e di coabitazione dei coniugi, ritenendo l'impedimento a chiedere l'annullamento di cui sopra mera condizione di azionabilità, da considerare esterna e irrilevante come ostacolo d'ordine pubblico alla delibazione. La considerazione di fondo che sorregge tale scelta è in ciò, che, riferita a date situazioni invalidanti dell'atto matrimonio, la successiva prolungata convivenza è considerata espressiva di una volontà di accettazione del rapporto che ne è seguito e con questa volontà è incompatibile il successivo esercizio della facoltà di rimetterlo in discussione, altrimenti riconosciuta dalla legge (Questo era il quesito di diritto rimesso alla Corte: Se possa essere riconosciuta nello Stato italiano la sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità del matrimonio, quando i coniugi abbiano convissuto come tali per oltre un anno, nella fattispecie per vent'anni, e se detta sentenza produca effetti contrari all'ordine pubblico, per contrasto con gli artt. 123 c.c. e 29 Cost.)

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Sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio per esclusione di uno dei bona matrimonii - Esecutività nell'ordinamento civile italiano - Limite - Ordine Pubblico - Riserva Mentale


Cass. Civ., sez. I, sent. 20 gennaio 201!, n. 1343

(Pres. Vittoria)

La dichiarazione di esecutività nell'ordinamento italiano della sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità del matrimonio concordatario, a causa dell'esclusione da parte di uno dei coniugi di uno dei bona matrimonii, trova ostacolo nell'ordine pubblico, qualora detta esclusione sia rimasta nella sfera psichica del suo autore e non sia stata manifestata, ovvero conosciuta o conoscibile dall'altro coniuge, in quanto si pone in contrasto con l'inderogabile principio della tutela della buona fede e dell'affidamento incolpevole, il quale è tuttavia ricollegato ad un valore individuale che appartiene alla sfera di disponibilità del soggetto ed è preordinato a tutelare questo valore contro gli ingiusti attacchi esterni. Pertanto, al suo titolare va riconosciuto il diritto di scegliere la non conservazione del rapporto viziato per fatto dell'altra parte e, conseguentemente non sussiste ostacolo alla delibazione della sentenza nel caso in cui il coniuge che ignorava, o non poteva conoscere, il vizio del consenso dell'altro coniuge chieda la dichiarazione di esecutività della sentenza ecclesiastica da parte della Corte d'appello

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Ripetute Offese alla moglie - Maltrattamenti in famiglia - Sussiste - art. 572 c.p.

Cass. Pen., sez. VI, sent. 28 dicembre 2010, n. 45547

(Pres. Lattanzi, rel. Fidelbo)

I comportamenti volgari, irriguardosi e umilianti, abitualmente posti in essere dal marito nei confronti del coniuge, sono idonei a realizzare un regime familiare e di vita avvilente e mortificante, così integrandosi il deletto ex art. 572 c.p.c E, infatti, comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di aggressioni verbali ingiuriose e offensive possono configurare il reato di maltrattamenti essendo idonei a ledere l'integrità morale della persona offesa

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Assegno divorzile - Decorrenza - Dal passaggio in giudicato della sentenza che statuisce sulla risoluzione del vincolo - Deroga - Dalla domanda - Potere del giudice - Obbligo di motivazione - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sent. 10 dicembre 2010 n. 24931

(Pres. Luccioli, rel. Gianicola)

L'assegno di divorzio, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti, rispetto al quale la pronuncia del giudice ha efficacia costitutiva, decorre dal passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale. A tale principio ha posto temperamento l'art. 4, comma X, della Legge 1 dicembre 1970 n. 898, come sostituito dalla legge 74/87, conferendo al giudice il potere di disporre, in relazione alle circostanze del caso concreto, ed anche in assenza di specifica richiesta, la decorrenza dello stesso assegno dalla data della domanda di divorzio, ma ove si avvalga di tale potere il giudice deve motivare adeguatamente la propria decisione (Nel caso di specie, la Corte ha bocciato la decisione in cui la motivazione era "per il costante orientamento della giurisprudenza")

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Figlio Maggiorenne - Obbligo del Mantenimento - Sussiste - Dovere dei genitori naturali o adottivi

Cass. Civ., sez. I, sentenza

11 novembre 2010 n. 22909

Dal fatto della procreazione sorge in modo necessario un complesso di diritti e di doveri reciproci fra genitore e figlio fra cui appare fondamentale il dovere dei genitori, sancito dal combinato disposto degli artt. 30 Costit., 147, 148 e 155 cod. civ., di mantenere ed educare i figli. L'obbligo di mantenimento dei genitori - tanto naturali quanto adottivi - verso i figli, di contenuto più ampio e comprensivo di quello alimentare, si sostanzia tanto nell'assistenza economica, quanto nell'assistenza morale di costoro (Cass. 6197/2005; 3974/2002); e non cessa per il raggiungimento della maggiore età da parte di essi, ovvero per altra causa, ma perdura - anche indipendentemente dalla loro età - fino a quando i figli non vengono avviati ad una professione, ad un'arte o ad un mestiere confacente alla loro inclinazione e preparazione e rispondente, per quanto possibile, alla condizione sociale della famiglia. Pertanto, come hanno rilevato la più qualificata dottrina e la giurisprudenza di Cassazione anche più lontana nel tempo (Cass. 38/1976) l'obbligo del mantenimento prescinde dalla potestà dei genitori e sopravvive ad essa in varie ipotesi, come dimostra quella, appena evidenziata, del figlio che abbia raggiunto la maggiore età; ovvero proprio le fattispecie di impedimento o di decadenza del genitore naturale o adottivo dalla suddetta potestà genitoriale (artt. 330 e 260 cod. civ.): in conformità del resto alla più moderna concezione dell'istituto che si concreta nell'attribuzione a quest'ultimo (o ad entrambi i genitori) non di un diritto soggettivo, bensì di un munus (di diritto privato) comportante un potere, nella sua più limitata accezione di potere-dovere, di curare determinati interessi privati e pubblici del minore. Sicché ove detto ufficio non venga di fatto esercitato, ovvero venga sospeso o addirittura revocato ex art. 330-333 cod. civ., la reazione dell'ordinamento è soltanto quella di porre rimedio all'anomalia, apprestando le opportune misure onde consentirne il regolare funzionamento; o, per converso, limitando oppure escludendo del tutto i poteri di rappresentanza nonché di amministrazione che lo stesso comporta. (E' importante la decisione in commento poiché precisa i termini e le condizioni dell'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ma non autosufficienti)

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