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Famiglia

Famiglia

SEPARAZIONE DEI CONIUGI – ASSEGNAZIONE DELLA CASA CONIUGALE AD UNO DEI CONIUGI – TITOLO DI PROPRIETÀ VANTATO SULLA CASA DAL CONIUGE ESTROMESSO – RILEVANZA - ESCLUSIONE – DIRITTO AL GODIMENTO ESCLUSIVO IN CAPO ALL’ASSEGNATARIO - SUSSISTE (art. 337-sexies c.c.)

Cass. Pen., sez. V, sentenza 8 aprile 2014 n. 15696 (Pres. Oldi, rel. Settembre)

Per effetto del provvedimento di assegnazione della casa coniugale, reso nel giudizio di separazione, il coniuge estromesso perde il diritto di godere dell’abitazione assegnata, anche se sulla stessa vanta un titolo dominicale. In caso di ingresso arbitrario nell’immobile assegnato, si configura il reato di violazione di domicilio ex art. 614 cod. pen.

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Famiglia e Minori

SEPARAZIONE – GIUDIZIO DI ADDEBITO – MERE SUPPOSIZIONI - ESCLUSIONE (art. 151 c.c.)

Cass. Civ., sez. I, 24 febbraio 2014 (Pres. Di Palma)

Il giudizio di addebito non può fondarsi su mere supposizioni

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Famiglia e Minori

PROCEDIMENTO PENALE A CARICO DEL PADRE PER REATI CONTRO IL FIGLIO – DIRITTO DI VISITA – SUSSISTE – IN MODO PROTETTO – DECISIONI REBUS SIC STANTIBUS – SOSPENSIONE DEL DIRITTO DI VISITA SINO ALLA FINE DEL PROCESSO PENALE – INAMMISSIBILITÀ (337-ter c.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 10 gennaio 2014 n. 372 (Pres. Luccioli, rel. De Chiara)

Il diritto di visita del padre non viene meno per il fatto che questi sia imputato in un processo penale pendente, per reati in cui coinvolta la prole. In particolare, non è ammissibile una sospensione del diritto di visita sino al termine del processo in cui si deve accertare la responsabilità penale. Sussistendo interesse per il minore alla ripresa dei rapporti, il diritto di visita del padre può essere realizzato con attente cautele, in modo protetto a mezzo di centro specializzato. Cass. Civ., sez. I, 24 febbraio 2014 (Pres. Di Palma)

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Famiglia

ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER IL FIGLIO MAGGIORENNE - ESONERO - PRESUPPOSTI

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 2 aprile 013 n. 7970 (Pres. Salmè, rel. Dogliotti)

Ai fini dell’esonero dell’assegno per il figlio maggiorenne, è necessario che il mancato svolgimento di attività lavorativa dipenda da inerzia o da rifiuto ingiustificato (Nel caso di specie, il Giudice a quo accoglie la richiesta di esonero dell’assegno per la figlia, facendo riferimento all’età (anni 37) e agli studi da questa effettuati, ipotizzando che essa abbia ricevuto offerte di lavoro, benché non pienamente rispondenti alle sue aspirazioni e non le abbia accettate. Secondo la Cassazione “spettava ovviamente alla ricorrente fornire prova in tal senso”).

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CONFLITTI GENITORIALI - DIVORZIO - ART. 12- QUATER L. DIV. - COMPETENZA TERRITORIALE

Cass. Civ., sez. II., ordinanza 2 aprile 2013 n. 8016 (Pres. Plenteda, rel. Scaldaferri)

L'art.12 quater legge divorzio, introdotto dalla legge n.74/1987, fa chiaro riferimento alla disponibilità dei generali criteri alternativi di determinazione della competenza per le cause relative ai diritti di obbligazione di cui alla legge stessa, tra le quali non vi è ragione per non includere le controversie concernenti l'obbligo dei coniugi di contribuire al mantenimento dei figli (cfr.S.U.n.381/1991; Sez.1 n.3721/1984; n.4099/2001; n.22394/2008).

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CONFLITTI GENITORIALI - CONTROVERSIE EX ART. 709-TER COD. PROC. CIV. - COMPETENZA TERRITORIALE

Cass. Civ., sez. II., ordinanza 2 aprile 2013 n. 8016 (Pres. Plenteda, rel. Scaldaferri)

In materia di controversie ex art. 709-ter c.p.c., il riferimento, ai fini della attribuzione della competenza al tribunale del luogo di residenza del minore, ai "procedimenti di cui all'art. 710" , posto in relazione con la disposizione che immediatamente lo precede, appare diretto a regolare la competenza per tale procedimento ove, essendosi concluso il giudizio di separazione o di divorzio, non sia più operante — in ciò analogamente ai procedimenti di cui all'art.710 - la competenza attribuita dalla norma stessa al giudice della separazione o del divorzio. Il suddetto riferimento, pertanto, non appare idoneo di per sé ad estendere l'ambito di applicazione dell'art. 709-ter c.p.c. regolando in via generale la competenza per i distinti procedimenti di modifica o revisione, sia pure con il limite - peraltro inespresso e di non immediata definizione - alle sole modifiche "coinvolgenti" i figli. Oltretutto, se questa fosse stata la voluntas legis, la norma avrebbe fatto riferimento all'art.155 ter cod.civ.

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CONFLITTI GENITORIALI - CONTROVERSIE EX ART. 709-TER C.P.C. - NATURA GIURIDICA - RATIO E FUNZIONE

Cass. Civ., sez. II., ordinanza 2 aprile 2013 n. 8016 (Pres. Plenteda, rel. Scaldaferri)

Il procedimento previsto dall'art.709 ter c.p.c. introdotto dalla legge n.54/2006 è destinato alla soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all'esercizio della potestà genitoriale (quindi in ordine alle decisioni da prendere sulle questioni di maggiore interesse, o anche di ordinaria amministrazione, riguardanti i figli minori: cfr.art.155 comma 3 cod.civ.) o alle modalità dell'affidamento, e in tale ambito all'adozione, in caso di gravi inadempienze o di atti che arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento, dei provvedimenti sanzionatori previsti dalla norma stessa, anche in unione con la modifica dei provvedimenti in vigore relativamente a tali modalità. Si tratta di provvedimenti privi di contenuto decisorio, che attengono piuttosto al controllo esterno sull'esercizio della potestà genitoriale in attuazione —anche mediante una più precisa determinazione e specificazione- di quanto disposto dal giudice della separazione o del divorzio.

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SENTENZA DI DIVORZIO PRONUNCIATA DA GIUDICE STRANIERO - EFFICACIA IN ITALIA - LESIONE DEL CONTRADDITTORIO - RICONOSCIBILITÀ - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. II., sentenza 18 febbraio 2013 n. 3964 (Pres. Luccioli, rel. Cultrera)

Il disposto dell'art. 64 lett. b) comma 1 della legge n. 218/1995 stabilisce che la sentenza straniera è riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, quando l'atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo ove si è svolto il processo e non siano stati violati i diritti essenziali della difesa. È dunque compito della Corte d'appello, adita in caso di contestazione a mente del citato art. 67 legge n. 218/1995, verificare la regolarità dell'instaurazione del rapporto processuale in quel giudizio, accertando sia che la notifica dell'atto introduttivo sia stata eseguita alla luce delle regole vigenti in quello Stato, sia che il procedimento di notifica in tal guisa regolamentato ed eseguito in concreto abbia garantito il rispetto dei diritti essenziali della difesa indeclinabili nel nostro ordinamento processuale. L'inevitabile corollario comporta che il riscontro di irregolarità del procedimento di notifica, rilevanti e decisive nell'ordinamento interno ma inidonee ad inficiarne la validità secondo lo jus loci, le cui formalità non necessariamente devono essere regolamentate negli stretti termini di garanzia che governano il sistema del codice di rito, nondimeno osta al riconoscimento degli effetti di quella sentenza se in concreto dette irregolarità abbiano inciso, procurandone la compromissione, sul principio fondamentale del diritto di difesa della parte citata in giudizio e di quello del contraddittorio che ne rappresenta l'espressione. (Nel caso di specie, la Corte d'appello di Ancona – con decisione confermata dalla Cassazione - ha ritenuto che, alla luce delle riscontrate irregolarità - illeggibilità della firma apposta dalla persona che ricevette l'atto e discrepanza cronologica tra ricevuta e relazione del corriere internazionale -, la notifica, pur potendo ritenersi correttamente perfezionata secondo lo jus loci, fosse pur tuttavia inidonea a certificare la conoscenza effettiva da parte della M. dell'atto introduttivo del giudizio di divorzio e per l'effetto a garantire in quell'ambito il suo diritto al contraddittorio ed all'esplicazione del suo diritto di difesa. In questa prospettiva e senza pertanto disapplicare le regole di quell'ordinamento processuale, ha conclusivamente accolto la domanda della predetta convenuta escludendo i requisiti per il riconoscimento degli effetti della sentenza straniera).

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Famiglia

CONVIVENTE - GODIMENTO DELLA CASA FAMILIARE DI PROPRIETÀ DEL COMPAGNO/COMPAGNA - SITUAZIONE DI FATTO - ESCLUSIONE - DETENZIONE QUALIFICATA - SUSSISTE - FINE DELLA CONVIVENZA - OBBLIGO DI ASSEGNARE AL CONVIVENTE UN TERMINE PER CONSENTIRGLI DI LASCIARE LA CASA - SUSSISTE

Cass. Civ., sez. II, sentenza 21 marzo 2013 n. 7214 (Pres. Bursese, rel. Giusti)

Dal momento che la famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l'art. 2 della Costituzione considera la sede di svolgimento della personalità individuale, il convivente gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere i connotati tipici della detenzione qualificata. L’assenza di un giudice della dissoluzione del ménage non consente al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere l’altro dall’abitazione, perché il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata l’affectio, intenda recuperare, com’è suo diritto, l’esclusiva disponibilità dell’immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione”.

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SINDROME DI ALIENAZIONE GENITORIALE - PAS - VALIDITÀ SCIENTIFICA - ESCLUSIONE - REAZIONI DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 marzo 2013 n. 7041 (Pres. Luccioli, rel Campanile)

Il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche (Cass., 14759 del 2007; Cass., 18 novembre 1997, n. 11440), ovvero avvalendosi di idonei esperti, deve verificare il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale (Cass., 3 febbraio 2012, n. 1652; Cass., 25 agosto 2005, n. 17324). Ciò, ad esempio, nel caso in cui il CTU sostenga la presenza di una cd. PAS. In virtù delle perplessità manifestate dal mondo accademico internazionale, il Manuale diagnostico e statistico dei di¬sturbi mentali (DSM) non riconosce la cd. Sindrome di Alienazione genitoriale (PAS) come malattia; peraltro, vari autori spa¬gnoli, all’esito di una ricerca compiuta nel 2008, hanno sottolineato la mancanza di rigore scientifico del concetto di PAS e, nel 2009, le psicologhe C.B. e S.V., la prima spagnola e la seconda argentina, hanno sostenuto, in una pubbli¬cazione dei 2009, che la PAS sarebbe un “costrutto pseudo scientifico”. Nell’anno 2010, inoltre, la Asso¬ciacion Espanola de Neuropsiquiatria ha posto in evi¬denza i rischi dell’applicazione, in ambito forense, della PAS, non diversamente da quanto già manifestato nei 2003, in USA, dalla National District Attorneys Association, che in nota informativa sosteneva 1’assenza di fondamento della teoria, “in grado di minacciare l’integrità del sistema penale e la sicu¬rezza dei bambini vittima di abusi”. La validità scienti¬fica della PAS è anche contestata per le censure che vengono rivolte al suo sostenitore principale, Richard Gardner, nei cui confronti non sono mancati accenni poco lu¬singhieri, quale l’essersi presentato quale Professo¬re dì psichiatria infantile presso, la Columbia University, essendo un mero “volontario non retribuito”, e persino l’aver giustificato la pedofilia.

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