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Famiglia

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Obbligo di mantenimento - Riviviscenza dell'assegno - Precedente attività lavorativa del figlio maggiorenne - Sopravvenuta disoccupazione


Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 settembre 2011, n. 19589

(Pres. Luccioli, Rel. Di Palma)

L'obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, ai sensi degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della loro maggiore età - come ora codificato dall'art. 155 quinquies, primo comma, cod. civ. -, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria, della cessazione dell'obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l'indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un'attività economica dipende da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato dello stesso, il. cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 4765 del 2002, 8221 e 24498 del 2006, 1830 del 2011). Peraltro, il solo stato di disoccupazione del figlio, dopo un'attività lavorativa precedente, non è sufficiente per la soppressione dell'assegno, essendo necessaria la concorrente prova che l'attuale stato di disoccupazione sia dipeso da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato del figlio stesso