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Famiglia

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Assegno divorzile - Decorrenza - Dal passaggio in giudicato della sentenza che statuisce sulla risoluzione del vincolo - Deroga - Dalla domanda - Potere del giudice - Obbligo di motivazione - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sent. 10 dicembre 2010 n. 24931

(Pres. Luccioli, rel. Gianicola)

L'assegno di divorzio, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti, rispetto al quale la pronuncia del giudice ha efficacia costitutiva, decorre dal passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale. A tale principio ha posto temperamento l'art. 4, comma X, della Legge 1 dicembre 1970 n. 898, come sostituito dalla legge 74/87, conferendo al giudice il potere di disporre, in relazione alle circostanze del caso concreto, ed anche in assenza di specifica richiesta, la decorrenza dello stesso assegno dalla data della domanda di divorzio, ma ove si avvalga di tale potere il giudice deve motivare adeguatamente la propria decisione (Nel caso di specie, la Corte ha bocciato la decisione in cui la motivazione era "per il costante orientamento della giurisprudenza")