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Fallimento

Fallimento

Fallimento - Esdebitazione - Soddisfazione almeno parziale di tutti i creditori - Esclusione - Prudente apprezzamento del giudice nell'accertamento delle condizioni


Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 18 novembre 2011

(Pres. Vittoria, est. Piccininni)

L'art. 142, co. 2, L.F. deve essere interpretato nel senso che, per la concessione del beneficio dell'esdebitazione, non è necessario che tutti i creditori concorsuali siano soddisfatti almeno parzialmente, bensì è sufficiente che almeno parte dei creditori sia stata soddisfatta, essendo invero rimesso al prudente apprezzamento del giudice accertare quando la consistenza dei riparti realizzati consenta di affermare che l'entità dei versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella parzialità dei pagamenti richiesta per il riconoscimento del beneficio

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Fallimento

Concordato preventivo- cessione dei beni ai creditori- giudizio di omologazione- controllo di fattibilità- limiti 


Cass. Civ., sez. I, ordinanza 15 dicembre 2011 n. 27063

La Prima sezione ha rimesso al Primo Presidente della S. Corte di Cassazione, per la valutazione dell'assegnazione alle Sezioni Unite, la soluzione del contrasto emerso con riguardo ai poteri e limiti del controllo del Tribunale in sede di procedimento di concordato preventivo e specificamente:
- se sia sindacabile il merito della proposta di concordato e quindi la fattibilità del piano, sia in sede di giudizio di ammissione alla procedura, sia nella successiva fase del giudizio di omologazione, anche in assenza di opposizione da parte dei creditori;
- se, e in quale misura, l'eventuale non fattibilità del piano concordatario si traduca in un'impossibilità dell'oggetto del concordato;
- se in un concordato con cessione di beni sia necessaria l'indicazione della percentuale dei creditori chirografari che si prevede possano essere soddisfatti.

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Sentenza revocatoria fallimentare - Compatibilità dell'anticipazione dell'efficacia esecutiva del capo condannatorio con l'efficacia costitutiva della sentenza - Sussistenza (art. 282 c.p.c.)

Cass. Civ., sez. I, sentenza 29 luglio 2011 n. 16737

(Pres. Proto, rel. Fioretti)

Ribadito che la sentenza costitutiva produce la modificazione della situazione giuridica solo con il passaggio in giudicato, è però ammissibile nelle more del giudizio d'impugnazione l'anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti dalle statuizioni costitutive nei casi in cui il nesso tra la statuizione condannatoria e l'accertamento costitutivo si presenti come di mera dipendenza (nella specie, la condanna alla restituzione delle somme di denaro ricevute dalla banca a seguito degli atti solutori dichiarati inefficaci ex art. 67 L Fall). Va invero distinta l'ipotesi in cui la statuizione condannatoria è dipendente dall'effetto costitutivo da quella in cui invece è legata da un nesso di sinallagmaticità. Solo nella seconda ipotesi non si possono anticipare gli effetti esecutivi del capo di condanna (conferma Cass SU n 4059/2010)

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Amministrazione finanziaria - Insinuazione al passivo - Art. 101 Legge Fallimentare - Termine annuale - Applicabilità

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 11 ottobre 2011, n. 20910

(Pres. Pelnteda, rel. Ragonesi)

L'Amministrazione finanziaria, come tutti gli altri creditori, deve in linea di principio rispettare il termine annuale di cui all'art. 101 l.f. per la presentazione delle istanza tardive di insinuazione senza che i diversi e più lunghi termini previsti per la formazione dei ruoli e la emissione delle cartelle possano costituire una esimente di carattere generale dal rispetto del citato termine di cui all'art. 101 l.f. In altri termini, una volta che l'amministrazione finanziaria abbia avuto conoscenza della dichiarazione di fallimento, la stessa deve immediatamente attivarsi per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo in termini inferiori a quelli massimi attribuiti dalla legge per l'espletamento di tali incombenze. Va, ad esempio, osservato che ai fini della presentazione della istanza di insinuazione al passivo, è sufficiente l'esistenza del ruolo, che costituisce titolo valido attestante il credito, senza dovere attendere la formazione e la notifica della cartella esattoriale (Cass. 12019/11); parimenti l'Ufficio finanziario può presentare istanza di ammissione al passivo sia pure con documentazione incompleta, con conseguente ammissione del credito ai sensi dell'art. 96 l.f. con riserva di produzione dei documenti.

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Sentenza di primo grado - Revocatoria fallimentare - Immediata esecutività per i capi condannatori - Sussiste

Cass. Civ., sez. I, sentenza 29 luglio 2011 n. 16737

(Pres. Proto, Rel. Scaldaferri)

La sentenza di revocatoria fallimentare, anche se oggetto di impugnazione, costituisce titolo esecutivo, anticipatamente rispetto al suo passaggio in giudicato, per il capo di condanna alle restituzioni verso la massa dei creditori, cui sia tenuta la controparte, nonostante la natura di accertamento costitutivo in cui tale azione si sostanzia; da un lato, invero, l'art. 282 codice procedura civile non opera distinzioni fra tipologie di sentenze, dall'altro, la stessa riformata disciplina fallimentare contempera il credito della massa (che obbliga all'accantonamento di quanto restituito) con il credito del convenuto (ammesso con riserva). (La decisione prende le mosse dalla pronuncia delle Sezioni Unite 4059/2010)

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Insinuazione al passivo - crediti erariali - Presentazione all'amministrazione finanziaria sulla base del Ruolo o sulla base del mero accertamento del credito

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 27 giugno 2011, n. 14116

(Pres. Plenteda, Rel. Scaldaferri)

E' questione da rimettere alla valutazione del Primo Presidente, poiché di massima importanza, quella relativa a se la domanda di insinuazione al passivo del fallimento per crediti erariali debba essere presentata dall'Amministrazione finanziaria sulla base del ruolo e della notifica della cartella di pagamento ovvero se sia sufficiente l'atto definitivo di accertamento del credito

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Interruzione del processo per intervenuta dichiarazione di fallimento di parte costituita - Termine per la prosecuzione o la riassunzione del processo interrotto - Decorrenza dalla data dell'interruzione determinata, ai sensi dell'art. 43, comma terzo, della legge fallimentare, dall'apertura del fallimento - Eccepita estinzione del giudizio per intempestività della riassunzione effettuata dalla parte interessata - Decorrenza del termine per la riassunzione del processo, ad opera di parte diversa da quella fallita, dalla data dell'interruzione per intervenuta dichiarazione di apertura del fallimento ex art. 4 3, comma terzo, della legge fallimentare, anziché dalla data dell'effettiva conoscenza dell'evento interruttivo

Corte cost., ordinanza 21 luglio 2010 n. 261

(pres. Amirante, est. Criscuolo)

Nel vigente sistema di diritto processuale civile è ormai acquisito il principio secondo cui, nei casi d'interruzione automatica del processo (artt. 299, 300, terzo comma, 301, primo comma, cod. proc. civ.), il termine per la riassunzione decorre non già dal giorno in cui l'evento interruttivo si è verificato, bensì dal giorno in cui esso è venuto a conoscenza della parte interessata alla riassunzione. L'art. 43 del r.d. n. 267 del 1942, con il terzo comma (aggiunto dall'art. 41 del d.lgs. n. 5 del 2006), ha introdotto un nuovo caso d'interruzione automatica del processo, conseguente all'apertura del fallimento, ma nulla ha previsto per la riassunzione, sicché al riguardo continua a trovare applicazione l'art. 305 cod. proc. civ. (La Corte dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'art. 305 del codice di procedura civile, sollevata, in riferimento agli articoli 24, secondo comma, e 111, secondo comma, della Costituzione, dal Tribunale di Vicenza)

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Fallimento

Fallimento e procedure concorsuali - Decreto di chiusura del fallimento - Reclamo - Termine di quindici giorni - Decorrenza dalla data di affissione dell'estratto del decreto alla porta esterna del tribunale - Mancata previsione, per i soggetti legittimati al reclamo agevolmente identificabili sulla base degli atti della procedura fallimentare, della decorrenza dalla data della comunicazione ad essi dell'estratto del decreto

Corte cost., sentenza 23 luglio 2010 n. 279

(pres. Amirante, est. Finocchiaro)

E' costituzionalmente illegittimo l'art. 119, secondo comma, del r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa), nel testo anteriore alle modifiche apportate dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 (Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'art. 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80), e dal decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169 (Disposizioni integrative e correttive al r. d. 16 marzo 1942, n. 267, nonché al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis della legge 14 maggio 2005, n. 80), nella parte in cui fa decorrere, nei confronti dei soggetti interessati e già indivi duati sulla base degli atti processuali, il termine per il reclamo avverso il decreto motivato del tribunale di chiusura del fallimento, dalla data di pubblicazione dello stesso nelle forme prescritte dall'art. 17 della stessa legge fallimentare, anziché dalla comunicazione dell'avvenuto deposito effettuata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero a mezzo di altre modalità di comunicazione previste dalla legge. (La Corte afferma che la scelta dell'affissione, quale forma di pubblicità idonea a far decorrere il termine per l'impugnazione di un atto, può essere giustificata solo dalla difficoltà di individuare coloro che possono avere interesse a proporre l'impugnazione stessa (sentenze n. 273 del 1987 e n. 153 del 1980), risultando priva di razionale giustificazione se riferita a soggetti preventivamente individuati dal legislatore (sentenze n. 251 del 2001, n. 151 del 1980, n. 255 del 1974). Ciò in quanto l'affissione determina una mera presunzione legale, peraltro insuperabile, di conoscenza dell'atto ed è quindi compatibile con il diritto di difesa del destinatario nei soli casi in cui l'individuazione di questi, ed il conseguente ricorso a mezzi di comunicazione diretta dell'atto stesso risultino impossibili o estremamente difficoltosi": Corte cost. sentenza n. 224 del 2004, n. 154 del 2006)

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