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Fallimento

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CONCORDATO PREVENTIVO - IPOTECA RILASCIATA SU PROPRI BENI DA SOCIO ILLIMITATAMENTE RESPONSABILE - EFFETTO ESDEBITATORIO - CONTRASTO - RIMESSIONE ALLE SEZIONI UNITE

Cass. Civ., sez. I, ordinanza 12 febbraio 2014 n. 3163 (Pres. Salmé, rel. Didone)

Va rimessa alle Sezioni Unite, la questione, oggetto di contrasto, se l’effetto esdebitatorio del concordato preventivo si estenda alla garanzia ipotecaria, prestata su propri beni – non compresi nella procedura concordataria - dal socio illimitatamente responsabile di società personale per i debiti di quest’ultima, e se, in caso di risposta negativa, il creditore ipotecario conservi la garanzia per la parte di credito non coperta dalla percentuale concordataria.

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FALLIMENTO - VERIFICA STATO PASSIVO - CREDITO PER COMPENSO DI PROFESSIONISTA FUNZIONALE ALLA DOMANDA DI CONCORDATO PREVENTIVO – PREDEDUCIBILITÀ (ARTT. 11, 186- QUATER L. FALL.)

Cass. Civ., sez. I, 8 aprile 2013 n. 8533 (Pres. Salmé, rel. Piccininni)

I compensi dei professionisti per la predisposizione e redazione del ricorso per concordato preventivo, e comunque funzionali al concordato preventivo, sono annoverabili tra i crediti prededucibili ai sensi dell’art. 111 secondo comma LF. La recente modifica dell’art. 184 quater LF (L 30/7/2010 n 122), che ha eliminato la limitazione della prededucibilità ai crediti in esso espressamente previsti, avvalla un’interpretazione non restrittiva dell’art. 111 LF, volta a ricomprendere tale tipologia di crediti tra i prededucibili. (Nel caso di specie, la Corte ha cassato la decisione del Tribunale, che aveva confermato il provvedimento del Giudice delegato, in sede di verifica dei crediti, di ammettere il credito del professionista -per compensi per la predisposizione della transazione fiscale- in via privilegiata, escludendo la prededuzione)

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FALLIMENTO – CANCELLAZIONE – DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO ENTRO L'ANNO DALLA CANCELLAZIONE – EFFETTI INTERRUTTIVI DEL RICORSO - ESCLUSIONE

Cass. Civ., sez. I, 12 aprile 2013 n. 8932

La presentazione del ricorso di fallimento non interrompe i termini di decorrenza di cui all’art.10 della legge fallimentare e non può produrre effetti prenotativi in quanto una società cancellata deve essere dichiarata fallita entro un anno dalla cancellazione. La semplice presentazione dell'istanza di fallimento non è, infatti, conoscibile da parte dei terzi, che resterebbero esposti per tutta la durata del procedimento al rischio di contatti con un soggetto fallibile. (Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che aveva rigettato il reclamo proposto dal fallito avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva dichiarato il fallimento oltre un anno dalla cancellazione)

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FALLIMENTO – INIZIATIVA DEL PM – SEGNALAZIONE DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE – LEGITTIMITÀ (ART. 7 L. FALL.)

Cass. Civ., Sez. Un., 18 aprile 2013 n. 9409 (Pres. Preden, rel. Piccininni)

La dichiarazione di fallimento intervenuta su istanza del pubblico ministero, formulata a seguito di segnalazione compiuta dal tribunale nell’ambito della procedura prefallimentare, è legittima. Infatti l’art. 7 LF prevede espressamente che il PM possa presentare la richiesta di fallimento quando l’insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile, senza alcuna limitazione e, quindi, ricomprendendo anche quello prefallimentare.

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ATTRIBUZIONE DI BENI MOBILI O IMMOBILI NELL'AMBITO DEGLI ACCORDI DI SEPARAZIONE – POSSIBILITÀ DI QUALIFICARLI A TITOLO GRATUITO – SUSSISTE – REVOCABILITÀ EX ART. 64 LEGGE FALLIMENTARE - SUSSISTE

Cass. Civ., sez. I, sentenza 10 aprile 2013 n. 8678 (Pres. Plenteda, rel. Cristiano)

Le attribuzioni di beni mobili o immobili disposte, nell'ambito degli accordi di separazione personale, da un coniuge in favore dell'altro rispondono, di norma, ad un intento di sistemazione dei rapporti economici della coppia che sfugge, da un lato, alle connotazioni di una vera e propria donazione (di per sé estranea ad un contesto caratterizzato dalla dissoluzione delle ragioni dell'affettività), e dall'altro a quelle di un atto di vendita (non fosse altro che per l'assenza di un prezzo corrisposto), e svela, dunque, una sua tipicità, che può colorarsi dei tratti propri dell'onerosità o della gratuità a seconda che l'attribuzione trovi o meno giustificazione nel dovere di compensare e/o ripagare l'altro coniuge del compimento di una serie di atti a contenuto patrimoniale, anche solo riflesso, da questi posti in essere nel corso della (spesso anche lunga) quotidiana convivenza matrimoniale (cfr. Cass. nn. 5476/2006, n. 5741/04). Spetta dunque al giudice del merito, investito della domanda di inefficacia dell'atto dispositivo svolta da un terzo creditore ai sensi dell'art. 2901 c.c. (o, come nella specie, dal fallimento del coniuge disponente, ai sensi dell'art. 64 l. fall. ), di accertare, in concreto, se l'attribuzione del cespite debba ritenersi compiuta a titolo oneroso od a titolo gratuito. E tale accertamento, se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici, sfugge al sindacato di legittimità

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REGOLAMENTO EUROPEO N. 1346/2000 - GIURISDIZIONE CON RIGUARDO ALL'ISTANZA DI FALLIMENTO PRESENTATA NEI CONFRONTI DI SOCIETÀ DI CAPITALI, GIÀ COSTITUITA IN ITALIA CHE, DOPO IL MANIFESTARSI DELLA CRISI DELL'IMPRESA, ABBIA TRASFERITO ALL'ESTERO LA SEDE LEGALE

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 11 marzo 2013 n. 5945 (Pres. Preden, est. Rordorf)

La Corte di giustizia dell'Unione Europea, pur ribadendo che, nel caso di trasferimento della sede statutaria di una società debitrice prima della proposizione di una domanda di apertura di una procedura d'insolvenza, si presume che il centro degli interessi principali di tale società si trovi presso la nuova sede statutaria della medesima, ha con chiarezza indicato che, per individuare il centro degli interessi principali di una società debitrice, l'art. 3, n. 1, seconda frase, del citato regolamento n. 1346/2000 dev'essere interpretato nel senso che tale centro degli interessi - da intendere con riferimento al diritto dell'Unione - s'individua privilegiando il luogo dell'amministrazione principale della società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e riconoscibili dai terzi. Pertanto, qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria ed in quel luogo le decisioni di gestione di tale società siano assunte in maniera riconoscibile dai terzi, la presunzione introdotta dalla menzionata disposizione del regolamento non è superabile; ma, viceversa, laddove il luogo dell'amministrazione principale della società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di valori sociali nonché l'esistenza di attività di gestione degli stessi in uno stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società possono essere considerate elementi sufficienti a superare detta presunzione, a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, sempre in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa, nonché della gestione dei suoi interessi, è situato in tale altro stato membro. In questa logica l'esistenza di una situazione reale, diversa da quella che si ritiene corrispondere alla collocazione ufficiale della sede statutaria, può anche consistere nel fatto che la società non svolge alcuna attività sul territorio dello stato membro in cui è formalmente collocata la sua sede sociale (si veda, in argomento, Corte giustizia Comunità Europee 2 maggio 2006, n. 341/04). Ne consegue che spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all'istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali, già costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa, abbia trasferito all'estero la sede legale, nel caso in cui i soci, chi impersona l'organo amministrativo ovvero chi ha maggiormente operato per la società, siano cittadini italiani senza collegamenti significativi con lo stato straniero: circostanze che, unitamente alla difficoltà di notificare l'istanza di fallimento nel luogo indicato come sede legale, lasciano chiaramente intendere come la delibera di trasferimento fosse preordinata allo scopo di sottrarre la società dal rischio di una prossima probabile dichiarazione di fallimento (Cass., sez. un., 20 luglio 2011, n. 15880; ed in termini sostanzialmente analoghi, con riferimento ad un fittizio trasferimento della sede sociale in uno stato extracomunitario, Cass., sez. un., 3 ottobre 2011, n. 20144). La presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali con il luogo della sede statutaria, stabilita dall'art. 3, par. 1, del citato regolamento n. 1346/2000 del 29 maggio 2000, deve infatti considerarsi vinta allorché nella nuova sede non sia effettivamente esercitata attività economica, né sia stato spostato presso di essa il centro dell'attività direttiva, amministrativa e organizzativa dell'impresa (Cass., sez. un., 18 maggio 2009, n. 11398).

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AMMISSIONE AL PASSIVO - DATA CERTA - ECCEZIONE IN SENSO LATO - CONFIGURABILITÀ - CONSEGUENZE

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 20 febbraio 2013 n. 4213 (Pres. Preden, est. Piccininni)

Nei confronti del creditore che proponga istanza di ammissione al passivo del fallimento, in ragione di un suo preteso credito, il curatore è terzo e non parte, circostanza da cui discende l’applicabilità dei limiti probatori indicati nell’art. 2704 cod. civ. La mancanza di data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto impeditivo all’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato, in quanto tale rilevabile anche di ufficio dal giudice. La rilevazione di ufficio dell’eccezione determina la necessità di disporre la relativa comunicazione alle parti per eventuali osservazioni e richieste e subordina la decisione nel merito all’effettuazione del detto adempimento

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Fallimento – Concordato preventivo - Rapporti

Cass. Civ., sez. I, sentenza 24 ottobre 2012 n. 1810 (Pres. Fioretti, est. Cultrera)

In tema di rapporti tra fallimento e concordato preventivo, non sussiste tra le due procedure la pregiudizialità che legittima la sospensione ex art. 295 c.p.c. In presenza di una domanda di concordato che s'innesta in un procedimento prefallimentare , il giudice fallimentare non può sospendere né deve dichiarare improcedibile l'istanza di fallimento del creditore ed è invece tenuto a bilanciare le opposte iniziative, coordinando quella del debitore con gli interessi sottostanti la procedura fallimentare (La pronuncia, che conferma Cass 3059/11, si riferisce a un contesto normativo in cui non erano vigenti le riforme intervenute con il decreto sviluppo 2012)

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Sentenza revocatoria fallimentare- Compatibilità dell'anticipazione dell'efficacia esecutiva del capo condannatorio con l'efficacia costitutiva della sentenza - Sussistenza (art. 282 c.p.c.)


Cass. Civ., sez. I, sentenza 29 luglio 2011

(Pres. Proto, rel. Fioretti)

Ribadito che la sentenza costitutiva produce la modificazione della situazione giuridica solo con il passaggio in giudicato, è però ammissibile nelle more del giudizio d'impugnazione l'anticipazione in via provvisoria, ai fini esecutivi, degli effetti discendenti dalle statuizioni costitutive nei casi in cui il nesso tra la statuizione condannatoria e l'accertamento costitutivo si presenti come di mera dipendenza (nella specie, la condanna alla restituzione delle somme di denaro ricevute dalla banca a seguito degli atti solutori dichiarati inefficaci ex art. 67 L Fall).
Va invero distinta l'ipotesi in cui la statuizione condannatoria è dipendente dall'effetto costitutivo da quella in cui invece è legata da un nesso di sinallagmaticità. Solo nella seconda ipotesi non si possono anticipare gli effetti esecutivi del capo di condanna (conferma Cass SU n 4059/2010)

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Concordato preventivo - Omologazione in assenza di opposizioni - Ricorribilità per Cassazione - Ammissibilità. Concordato con cessione di beni - Liquidazione - Applicabilità dei requisiti previsti dall'art. 28 LF per il liquidatore indicato dal ricorrente nella proposta di concordato - Sussistenza


Cass. Civ., sez. I, sentenza 15 luglio 2011

(Pres. Proto, rel. Ragonesi)

E' ammissibile il ricorso per cassazione avverso il decreto con cui è stato omologato il concordato preventivo in assenza di opposizioni, in considerazione del suo carattere decisorio.
Il potere di nomina del liquidatore da parte del tribunale sussiste anche nel caso di nomina da parte del proponente il concordato, quando non siano stati rispettati i requisiti di legge, previsti dall'art. 182 secondo comma LF e specificamente, tra questi, i requisiti previsti per il curatore dall'art. 28 LF.
La nomina del liquidatore da parte dell'imprenditore nella richiesta di concordato deve, pur sempre, avvenire nel rispetto dei requisiti previsti dall'art. 28 LF, tra i quali quello della mancanza di situazioni di conflitto d'interessi con il fallimento.
In caso di mancato rispetto dei requisiti previsti dall'art. 28 LF, deve essere riconosciuto al Tribunale il potere-dovere di nominare un diverso liquidatore, disattendendo le indicazioni della proposta.
Successivamente all'omologazione, il potere inerente alla gestione della procedura, incluso quello di nomina dei professionisti, spetta esclusivamente al liquidatore, poiché l'art. 185 Lf attribuisce il potere di sorveglianza dell'esecuzione del concordato al commissario giudiziale.

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