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Dati personali

Dati Personali

Atto contenente dati personali anche sensibili (salute) – Produzione nell'ambito di un procedimento civile – Ammissibilità - Susssiste

Cass. Civ., Sez. I, sentenza 2 agosto 2012 n. 13914 (Pres. Luccioli, rel. Didone)

Qualora sia lo stesso interessato a “comunicare” propri dati sensibili «a uno o più soggetti determinati diversi dall’interessato, in qualunque forma, anche mediante le loro messa a disposizione», in relazione all’“elaborazione dei predetti dati da parte dei destinatari “determinati” della “comunicazione” ad opera dell’interessato, cessa di essere applicabile la normativa speciale sulla protezione dei dati sensibili e rivive pienamente il diritto di difesa tutelato dall’ art. 24 Cost. che si esplica anche mediante la produzione di una perizia stragiudiziale, la quale, se può essere posta dal giudice a fondamento della propria decisione, anche se contestata dalla controparte (Sez. 6 - 5, 12 dicembre 2011 n. 26550), a maggior ragione può essere utilizzata dalla parte per trarne argomenti difensivi per confutare una consulenza tecnica d’ufficio. Invero, la consulenza tecnica di parte, costituendo una semplice allegazione difensiva a contenuto tecnico, priva di autonomo valore probatorio, può essere prodotta sia da sola che nel contesto degli scritti difensivi della parte e, nel giudizio di appello celebrato con il rito ordinario, anche dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni (Sez. II, 26 marzo 2012 n. 4833).

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Dati Personali

Legge 675/1996 - Enti locali – Trattazione dei dati - Condizioni

Cass. civ., sez. I, sentenza 20 luglio 2012 n. 12726 (Pres. Luccioli, rel. Didone)

Gli enti locali, in quanto soggetti pubblici, possono trattare dati di carattere personale anche sensibile e giudiziario solo per svolgere le rispettive funzioni istituzionali (art. 27 l. n. 675/1996). La pubblicazione e la divulgazione di atti e documenti determinano una "diffusione" di dati personali, comportando la conoscenza di dati da parte di un numero indeterminato di cittadini e l'interferenza nella sfera personale degli interessati che ne consegue è legittima, solo se la diffusione è prevista da una norma di legge o di regolamento (artt. art. 1, comma 2, lett. h) e 27, comma 1, l. n. 675/1996). In ogni caso la diffusione deve essere rispettosa dei criteri dettati dall'art. 9 l. n. 675/1996; in forza del quale i dati personali devono essere “a) trattati in modo lecito e secondo correttezza” e, in ogni caso, con modalità “d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati”. È indubbio che “la pubblica amministrazione commette illecito se effettua il trattamento di un dato che risulti eccedente le finalità pubbliche da soddisfare” (Sez. I, n. 2034/2012).

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Dati Personali

Legge 675/1996 - Funzionale alla difesa della persona e dei suo fondamentali diritti – Divieto di uso pure astrattamente legittimo ma con modalità lesive

Cass. civ., sez. I, sentenza 20 luglio 2012 n. 12726 (Pres. Luccioli, rel. Didone)

La legge 675 del 1996, pur riservando particolare rilievo ai dati personali che presuppongano un'attività di archiviazione in banche dati, è purtuttavia funzionale, nelle sue linee generali, alla difesa della persona e dei suoi fondamentali diritti - che possono ben essere lesi dal trattamento anche solo giornalistico dei dati medesimi, in considerazione della loro sola diffusione, ed a prescindere dalla conseguente strutturazione in archivio -, e tende ad impedire che l'uso astrattamente legittimo del dato personale avvenga con modalità tali da renderlo lesivo di tali diritti, con riferimento, pertanto, al trattamento del dato stesso inteso "tout court", e non limitato alla sola vicenda dell'archiviazione in banca dati (Sez. 1, Sentenza n. 8889 del 30/06/2001). È "titolare" del trattamento,, la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo cui competono le decisioni in ordine alle finalità ed alle modalità del trattamento di dati personali, ivi compreso il profilo della sicurezza (art. 1 lett. d) l. n. 675/1996, applicabile ratione temporis) e il "trattamento" è costituito da "qualunque operazione o complesso di operazioni, svolti con o senza l'ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati, concernenti... la diffusione... di dati" (art. 1 lett. b) l. n. 675/1996 applicabile ratione temporis).

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Dati personali

Protezione dei dati personali - Utilizzo dei dati mediante lo svolgimento di attività processuale - Violazione delle norme in materia di privacy - Non sussiste

Cass. Pen., Sez. Un., sentenza 8 febbraio 2011, n. 3034

In tema di protezione dei dati personali, non costituisce violazione della relativa disciplina il loro utilizzo mediante lo svolgimento di attività processuale giacchè detta disciplina non trova applicazione in via generale, ai sensi del D.Lgs. n. 193 del 2003, artt. 7, 24, 46 e 47 (c.d. codice della privacy), quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell'ambito di un processo; in esso, infatti, la titolarità del trattamento spetta all'autorità giudiziaria e in tal sede vanno composte le diverse esigenze, rispettiva mente, di tutela della riservatezza e di corretta esecuzione del processo, per cui, se non coincidenti, è il codice di rito a regolare le modalità di svolgimento in giudizio del diritto di difesa e dunque, con le sue forme, a prevalere in quanto contenente disposizioni speciali e, benchè anteriori, non suscettibili di alcuna integrazione su quelle del predetto codice della privacy. (Principio affermato dalla Suprema Corte con riguardo alla condotta della parte che aveva notificato l'ordine di esibizione dato dal giudice istruttore ed alcuni verbali d'udienza in collegamento con lo stesso ordine, anche in assenza del consenso del titolare dei dati riportati nei predetti atti)

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Dati personali

Utilizzo dei dati personali per l'utilizzo nel processo - Al fine di difendere il proprio Diritto - violazione della privacy - Non sussiste


Cass. Pen., sez. III, sentenza 29 settembre 2011, n. 35296

In tema di protezione dei dati personali, non costituisce violazione della relativa disciplina il loro utilizzo mediante lo svolgimento di attività processuale giacché detta disciplina non trova applicazione in via generale, ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 2003, artt. 7, 24, 46 e 47, quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell'ambito di un processo. La produzione in giudizio, dunque, di documenti contenenti dati personali è sempre consentita ove necessaria per esercitare il proprio diritto di difesa, anche in assenza del consenso del titolare e quali che siano le modalità con cui è stata acquisita la loro conoscenza. La facoltà di difendersi in giudizio utilizzando gli altrui dati personali va tuttavia esercitata nel rispetto dei doveri di correttezza, pertinenza e non eccedenza previsti dalla L. n. 675 del 1996, art. 9, lett. a) e d). (Nel caso di specie, l'imputata aveva correttamente proposto ricorso di ricusazione portando a corredo della sua legittima istanza il rapporto di amicizia del suo avversario con il giudice e le ragioni della loro lunga e risalente frequentazione: quindi, solo sotto quest'ultimo profilo poteva darsi ingresso alla censura della presunta mancanza di correttezza, pertinenza e non eccedenza dei dati forniti nell'economia del suo ricorso)

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Dati personali

Condominio - Debiti dei condomini - Affissione in luogo aperto al pubblico - Violazione del Codice della Privacy - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza

4 gennaio 2011 n. 186

"La disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, prescrivendo che il trattamento dei dati personali avvenga nell'osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti, non consente che gli spazi condominiali, aperti all'accesso a terzi estranei al condominio, possano essere utilizzati per la comunicazione di dati personali riferibili al singolo condomino; pertanto - fermo il diritto di ciascun condomino di conoscere, anche su propria iniziativa, gli inadempimenti altrui nei confronti della collettività condominiale - l'affissione nella bacheca dell'androne condominiale, da parte dell'amministratore, dell'informazione concernente le posizioni di debito del singolo partecipante al condominio, risolvendosi nella messa a disposizione di quel dato in favore di una serie indeterminata di persone estranee, costituisce un'indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli artt. 11 e 15 del codice"

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Dati personali

Dati personali - Diritto fondamentale - Art. 2 Cost. - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza

4 gennaio 2011 n. 186

Il diritto alla protezione dei dati personali è un diritto fondamentale tutelato dall'art. 2 della Costituzione italiana e dall'art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea: un diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni che, spettando non solo alle persone in vista ma a "chiunque" (art. 1 del codice) e ad "ogni persona" (art. 8 della Carta) nei diversi contesti ed ambienti di vita, concorre a delineare l'assetto di una società rispettosa dell'altro e della sua dignità in condizioni di eguaglianza

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Dati personali

Condominio - Debiti dei condomini - Qualificabilità come dati personali - Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza

4 gennaio 2011 n. 186

I dati riferiti ai singoli partecipanti al condominio, raccolti ed utilizzati per le finalità riconducibili alla disciplina civilistica di cui all'art. 1117 c.c. e ss., ed alle relative norme di attuazione, ivi compresi quelli relativi alle posizioni debitorie di ciascuno nei confronti della collettività condominiale, costituiscono dati personali, ai sensi dell'art. 4, comma 1, lett. b). Infatti, l'elemento qualificante dell'informazione, perchè possa essere considerata dato personale, è rappresentato esclusivamente dal fatto che essa si riferisca ad un soggetto determinato o determinabile. La misura in cui ciascun condomino è tenuto a partecipare alle spese condominiali e i dati relativi alla mora nel pagamento dei contributi, hanno certamente una valenza contabile, di interesse ai fini della gestione collettiva, ma ciò non fa venir meno la loro natura di dati personali, soggetti, in quanto tali, alla disciplina del codice e alle regole generali per il trattamento che esso delinea. Affinché questa disciplina sia applicabile, non occorre che il dato sia anche sensibile (ossia idoneo a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, ovvero, ancora, idoneo a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale), giacché l'appartenenza dell'informazione alla sottoclasse dei dati sensibili comporta la previsione di una disciplina di tutela e di garanzia ulteriore contro i rischi della circolazione (v., ad esempio, l'art. 26 del codice), in considerazione della intrinseca attitudine di questi dati ad essere strumentalizzati per fini discriminatori

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