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Danno alla persona

Danno alla Persona

DANNO BIOLOGICO - DANNO MORALE - LIQUIDAZIONE SEPARATA - SUSSISTE (Artt. 2043, 2059 c.c.)

Cass. Civ., sez. III, sentenza 4 febbraio 2014 n. 2413 (Pres. Russo, rel. Cirillo)

Il danno biologico inteso quale lesione del diritto alla salute ed il danno morale inteso quale sofferenza conseguente all'illecito non costituiscono, di per sè, voci automaticamente sovrapponibili, sicchè la separata liquidazione delle stesse non determina, di per sè, alcuna indebita duplicazione (sentenze 12 settembre 2011, n. 18641, 16 febbraio 2012, n. 2228, e 3 ottobre 2013, n. 22585). Infatti, sebbene il danno non patrimoniale costituisca una categoria unitaria, le tradizionali sottocategorie di danno biologico e danno morale continuano a svolgere una funzione, per quanto solo descrittiva, del contenuto pregiudizievole preso in esame dal giudice al fine di dare contenuto e parametrare la liquidazione del danno risarcibile. Pertanto è erronea la sentenza di merito, la quale a tali sottocategorie abbia fatto riferimento, solo se, attraverso il ricorso al danno biologico ed al danno morale, siano state risarcite due volte le medesime conseguenze pregiudizievoli (ad esempio ricomprendendo la sofferenza psichica sia nel danno "biologico" che in quello "morale"); se, invece, facendo riferimento alle tradizionali locuzioni, il giudice abbia avuto riguardo a pregiudizi concretamente diversi, la decisione non può considerarsi erronea in diritto" (così la sentenza 19 febbraio 2013, n. 4043).

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PERDITA DEL RAPPORTO PARENTALE – DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO NON PATRIMONIALE PER I FAMILIARI SUPERSTITI – LIQUIDAZIONE DI UNA QUOTA DEL BIOLOGICO – LIQUIDAZIONE UGUALE PER CIASCUNO DEI SUPERSTITI – INADEGUATEZZA - SUSSISTE

Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 aprile 2013 n. 9231 (Pres. Carleo, rel. Chiarini)

In caso di danno da perdita del rapporto parentale, poiché la liquidazione, necessariamente equitativa, deve esser circostanziata, se per ragioni di uniformità nazionale il giudice di merito adotti le tabelle del Tribunale di Milano - i cui parametri devono esser attualizzati al momento della decisione (Cass. 7272 del 2012) - per l’individuazione della concreta somma attribuibile nel range tra il minimo ed il massimo, ovvero anche oltre tale limite se il vulnus familiare è di particolare gravità per alcuni dei superstiti (Cass. 28423 del 2008), egli deve esplicitare se e come ha considerato tutte le concrete circostanze per risarcire integralmente il danno non patrimoniale subito da ciascuno (Cass. 14402 del 2011), e perciò va esclusa ogni liquidazione di tale pregiudizio in misura pari ad una frazione dell'importo liquidabile a titolo di danno biologico del defunto, perché tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito sia pervenuto alla relativa quantificazione, né permette di stabilire se e come abbia tenuto conto di tutte le circostanze suindicate (Cass. 2228 del 2012), così come è erronea una liquidazione uguale per tutti gli aventi diritto o globale con successiva ripartizione interna tra costoro (Cass. 1203 del 2007).

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PERDITA DEL RAPPORTO PARENTALE – DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO MORALE E DA PEGGIORAMENTO DELLA VITA – SUSSISTE – DIRITTO AL RISARCIMENTO EPR CIASCUNO DEI DANNEGGIATI-FAMILIARI DELLA VITTIMA – SUSSISTE

Cass. Civ., sez. III, sentenza 17 aprile 2013 n. 9231 (Pres. Carleo, rel. Chiarini)

Secondo gli artt. 8 e 12 della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo ogni persona ha il diritto al rispetto della vita privata e familiare, a fondare una famiglia e alla formazione morale e sociale della prole, che ha diritto alla cura e al supporto genitoriale. La Costituzione Italiana garantisce la piena tutela dei diritti fondamentali di cui agli artt. 2, 29, 30, 31: integrità morale, vita matrimoniale, solidarietà familiare, rapporto parentale. L’art. 1 della Carta di Nizza, contenuta nel Trattato di Lisbona, ratificato dall'Italia con legge 190 del 2008, afferma che la dignità umana ha la sua massima espressione nell'integrità morale e biologica. Perciò da un lato va ribadito che, in caso di fatto illecito plurioffensivo, ciascuno danneggiato è titolare di un autonomo diritto al risarcimento di tutto il danno, morale (cioè la sofferenza interiore soggettiva sul piano strettamente emotivo, nell'immediatezza dell'illecito, ma anche duratura nel tempo nelle sue ricadute, pur se non per tutta la vita), e dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale"), consistente nel peggioramento delle condizioni e abitudini, interne ed esterne, di vita quotidiana (Cass. 20972 del 2012). Quindi, se l'illecito abbia gravemente compromesso il valore persona, come nel caso della definitiva perdita del rapporto matrimoniale e parentale, ciascuno dei familiari superstiti ha diritto, in proporzione alla durata e alla intensità del vissuto, alla composizione del restante nucleo che può prestare assistenza morale e materiale, avuto riguardo sia all'età della vittima primaria che a quella dei familiari danneggiati, alla personalità individuale di costoro, alla loro capacità di reazione e sopportazione del trauma, ed ad ogni altra circostanza del caso concreto - che deve esser allegata e provata, ancorché presuntivamente, secondo nozioni di comune esperienza, essendo danni - conseguenza, spettando alla controparte la prova contraria di situazioni che compromettono l’unità, la continuità e l’intensità del rapporto familiare - ad una liquidazione comprensiva di tutto il pregiudizio non patrimoniale subito (Cass. 1410, 24015 del 2011).

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VITTIMA DELL'ILLECITO - SOPRAVVIVENZA DELLA VITTIMA, PER 9 ORE, PRIMA DELLA MORTE - RISARCIBILITÀ DEL DANNO DA AGONIA (DANNO CD. CATASTROFALE) - DIFFERENZE CON IL DANNO TANATOLOGICO ED IL DANNO BIOLOGICO TRASMESSO JURE HEREDITATIS - SUSSISTE - CONDIZIONI DI RISARCIBILITÀ - LASSO TEMPORALE - PRECISAZIONI

Cass. Civ., sez. III, sentenza 21 marzo 2013 n. 7126 (Pres. Petti, rel. Barreca)

Il danno c.d. catastrofale è quel danno non patrimoniale conseguente alla sofferenza patita dalla persona che, a causa delle lesioni sofferte, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, assiste alla perdita della propria vita (cfr., da ultimo, Cass. n. 8360/10, n. 19133/11). Siffatta definizione comporta che tale ultimo danno, per un verso, debba essere distinto dal danno c.d. tanatologico (danno connesso alla perdita della vita come massima espressione del bene salute); per altro verso, si distingua dal danno biologico rivendicato iure hereditatis dagli eredi di colui che, sopravvissuto per un considerevole lasso di tempo ad un evento poi rivelatosi mortale, abbia, in tale periodo, sofferto una lesione della propria integrità psico-fisica autonomamente considerabile come danno biologico (cfr. Cass. n. 28423/08, n. 458/09), quindi accertabile con valutazione medicolegale e liquidabile alla stregua dei criteri adottati per la liquidazione del danno biologico vero e proprio. Il danno catastrofale si configura ed è risarcibile iure hereditatis soltanto quando la persona sia sopravvissuta per un lasso di tempo apprezzabile in condizioni di lucidità tali da consentirle di percepire la gravità della propria condizione e di soffrirne, in modo che il diritto al risarcimento di tale voce di danno sia entrato nel patrimonio della vittima al momento del decesso e si possa quindi trasmettere agli eredi (Nel caso di specie, la Cassazione conferma il risarcimento riconosciuto in un caso in cui la vittima era rimasta in vita per nove ore, prima di morire e dagli atti risultava che l'attesa della morte era stata cosciente).

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Danno esistenziale – Risarcibilità - Esclusione

Cass. Civ., sez. III, sentenza 12 febbraio 2013 n. 3290 (Pres. Uccella, rel. Cirillo)

Nel nostro ordinamento non esiste l'autonoma categoria del danno "esistenziale", in quanto, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi che scaturiscono dalla lesione di interessi di rango costituzionale della persona, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 cod.

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Danno da diminuzione della capacità lavorativa specifica - Risarcibilità - Onere della prova - A carico del danneggiato

Cass. Civ., sez. III, sentenza 12 febbraio 2013 n. 3290 (Pres. Uccella, rel. Cirillo)

L’accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica e, quindi, di produzione di reddito. Detto danno patrimoniale sussiste solo se tale invalidità abbia prodotto una riduzione della capacità lavorativa specifica e deve, perciò, essere accertato in concreto; a tal fine, il danneggiato è tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere un'attività produttiva di reddito e di non aver mantenuto, dopo l'infortunio, una capacità generica di attendere ad altri lavori confacenti alle sue attitudini personali. Occorre, in altre parole, la dimostrazione che la riduzione della capacità lavorativa si sia tradotta in un effettivo pregiudizio patrimoniale.

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Danno biologico – Liquidazione – utilizzo delle tabelle di Milano – Necessità – Sussiste

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza4 gennaio 2013 n. 134

Per la liquidazione del danno biologico si debbono applicare le Tabelle del Tribunale di Milano, a meno che circostanze specifiche non giustifichino l'abbandono di tale criterio. Quanto alle sentenze di merito nelle quali il giudice abbia liquidato il danno biologico adottando criteri diversi, tale difformità può essere fatta valere in sede di legittimità solo a condizione che la questione sia stata posta nel giudizio di merito.

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Ritardata attivazione del servizio pubblico in favore del disabile - Danno non patrimoniale - Sussiste - Responsabilità del Comune

Tar Marche, Ancona, sez. I, sentenza 11 gennaio 2013 n. 23 (Pres. Morri, est. Capitano)

Il genitore di un figlio disabile, al quale venga negata l'erogazione di un servizio assistenziale previsto dalla legge solo per ragioni burocratiche e che sia per questo costretto a prestare personalmente l'assistenza, subisce un pregiudizio a livello psicologico e morale, sia per lo stress legato alla necessità di adeguare le proprie attività lavorative e personali alla mutata situazione, sia per la sensazione di avere subito una profonda ingiustizia, tanto più ingiustificata e inaccettabile in quanto colpisce un figlio che versa in situazione di disabilità.

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Risarcimento del danno non patrimoniale – Aspetti relazionali del vulnus arrecato alla sfera dell'essere – Risarcibilità – Sussiste – cd. Aspetto relazionale della sofferenza

Cass. Civ., sez. III, sentenza 8 gennaio 2013 n. 194 (Pres. Amatucci, est. Travaglino)

Nella complessiva liquidazione del danno non patrimoniale, devono essere considerati anche gli aspetti relazionali del vulnus arrecato alla sfera dell'essere, oltre che del sentire, del danneggiato, dovendosi dunque esaminare partitamente le ripercussioni che l'evento ha ingenerato nel rendere più difficili e complessi i modificati modelli relazionali con suoi interlocutori, ivi compresi i familiari. Merita, pertanto, ristoro anche l'aspetto relazionale della sofferenza

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Danno morale – Autonomia rispetto al danno biologico – Sussiste – Automatismo della liquidazione - Esclusione – Liquidazione Unitaria ma di tutte le voci

Cass. Civ., sez. III, sentenza 13 dicembre 2012 n. 22909

Il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari del danno biologico, non è ricompreso in quest'ultimo e va liquidato a parte, con criterio equitativo che tenga debito conto di tutte le circostanze del caso concreto. E', pertanto, errata la liquidazione in misura pari ad una frazione dell'importo liquidato a titolo di danno biologico, perchè tale criterio non rende evidente e controllabile l'iter logico attraverso cui il giudice di merito è pervenuto alla relativa quantificazione, nè permette di stabilire se e come abbia tenuto conto della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell'entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d'animo (Cass. civ. Sez. 3, 16 febbraio 2012 n. 2228; Idem, 29 novembre 2011 n. 25222; Idem, 12 dicembre 2008 n. 29191, fra le tante). Occorre invece provvedere all'integrale riparazione secondo un criterio di personalizzazione del danno, che, escluso ogni semplicistico meccanismo di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell'ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, della gravità delle conseguenze pregiudizievoli e delle particolarità del caso concreto, al fine di valutare in termini il più possibile equilibrati e realistici, l'effettiva entità del danno (Cass. civ. Sez. Lav., 21 aprile 2011 n. 9238.). Inoltre, pur se l'importo del risarcimento va quantificato in un'unica somma (come indicato da Cass. civ. S.U. 11 novembre 2008 n. 26972, leading case in materia), il giudice deve dimostrare nella motivazione di avere tenuto conto di tutti gli aspetti che il danno non patrimoniale abbia assunto nel caso concreto, ed in particolare del danno insito nella perdita del rapporto parentale, oltre che delle sofferenze morali transeunti (cfr. Cass. civ. Sez. 3, 28 novembre 2008 n. 28423).

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