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Contratti e obbligazioni

Contratti e obbligazioni

Concorso a premi - Offerta al pubblico - Alea 

Cass. civ., sez. III, 24 novembre 2009 n. 24685

(Pres. Senese, rel. Spirito)

Il concorso a sorte indetto da una società di distribuzione commerciale costituisce un'offerta al pubblico ai sensi dell'art. 1989 cod. civ., di contenuto aleatorio, soggetta alla disciplina dell'errore di cui agli artt. 1427 e ss. cod. civ.; tale offerta è annullabile ove risulti che gli strumenti utilizzati per lo svolgimento del concorso siano affetti da errore riconoscibile da parte del concorrente e tale da elidere in tutto o in parte l'alea. (La Suprema Corte ha ritenuto che anche il bando di concorso per l'assunzione di personale ucostitusica una vera e propria offerta al pubblico, v. ex multis, Cass. civ., Sez. lavoro, 08/03/2007, n.5295)

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Cessione d'azienda - Trasferimento d'azienda - Limiti e condizioni

Cass. civ., sez. I, 9 ottobre 2009 n. 21481

(Pres. Luccioli, rel. Tavassi)

In tema di trasferimento di azienda secondo la quale deve intendersi come cessione di azienda il trasferimento di un'entità economica organizzata in maniera stabile la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità e consenta l'esercizio di un'attività economica finalizzata al perseguimento di uno specifico obbiettivo; al fine di un simile accertamento occorre la valutazione complessiva di una pluralità di elementi, tra loro in rapporto di interdipendenza in relazione al tipo di impresa, consistenti nell'eventuale trasferimento di elementi materiali o immateriali e del loro valore, nell'avvenuta riassunzione in fatto della maggior parte del personale da parte della nuova impresa, nell'eventuale trasferimento della clientela, nonché nel grado di analogia tra le attività esercitate prima o dopo la cessione. Vero è che l'ipotesi della cessione di azienda ricorre anche nel caso in cui il complesso degli elementi trasferiti non esaurisca i beni costituenti l'azienda o il ramo ceduti, tuttavia per la ricorrenza di detta cessione è indispensabile che i beni oggetto del trasferimento conservino un residuo di organizzazione che ne dimostri l'attitudine, sia pure con la successiva integrazione del cessionario, all'esercizio dell'impresa. Si deve, quindi, verificare che si tratti di un insieme organicamente finalizzato "ex ante" all'esercizio dell'attività di impresa, di per sé idoneo a consentire l'inizio o la continuazione di quella determinata attività. Si può quindi, affermare che, se non è necessaria la cessione di tutti gli elementi che normalmente costituiscono l'azienda, deve tuttavia appurarsi che nel complesso di quelli ceduti permanga un residuo di organizzazione che ne dimostri l'attitudine all'esercizio dell'impresa, sia pure mediante la successiva integrazione da parte del cessionario. (Nella fattispecie la Corte ha ricordato la consolidata giurisprudenza della Suprema Corte: v. sent. 17.3.2009 n. 6452, rv. 607171; 10.3.2009 n. 5709, rv. 607745; 5.3.2008 n. 5932, rv. 602062)

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Assicurazione – Responsabilità professionale dell’Avvocato – Azione promossa dal cliente contro il proprio difensore – Chiamata in causa della società assicurativa – Litisconsorzio – Non sussiste


Cass. Civ., sez. II, 2 aprile 2009 n. 8038

(Pres. Rovelli, rel. Bucciante)

In caso di azione promossa dal cliente contro il proprio avvocato, l'assicuratore non è litisconsorte (né necessario, né facoltativo) ma parte di un diverso rapporto di garanzia assicurativa, nascente dal contratto di assicurazione stipulato da lui con l'avvocato (cfr. art. 1917 c.c.). Pertanto nei rapporti tra assicuratore e assicurato valgono le regole convenzionali del contratto. (Fattispecie in cui la ricorrente – la società di Assicurazioni - riteneva che non potesse valere nei suoi confronti la confessione stragiudiziale del difensore fatta alla cliente, giusta l’art. 2733 codice civile)

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Espropriazione – Accordo amichevole intervenuto tra espropriando e P.A. procedente – Successiva revoca della dichiarazione di pubblica utilità – inefficacia sopravvenuta dell’accordo – obbligo delle reciproche restituzioni – Applicabilità delle norme sulla mora credendi

Cass. Civ., sez. Unite, 9 marzo 2009 n. 5624

(Pres. Carbone)

Percepita a seguito di “accordo amichevole” da parte del proprietario espropriando la somma convenuta (ai sensi dell'art. 1 l. n. 391/68) a titolo d'indennità di espropriazione in relazione a un procedimento “in fieri”, ed avvenuta la presa del possesso, a seguito di occupazione d'urgenza da parte dell'espropriante del bene, una volta sopravvenuta la revoca della dichiarazione di pubblica utilità - che costituisce il presupposto del procedimento ablativo - tutti i successivi atti del procedimento, che vi si ricollegano, diventano inefficaci in forza di tale provvedimento, che pone fine alla procedura espropriativa. Con la conseguenza che la somma anticipata all'espropriando diventa priva di causa, così come diventa priva di causa l'occupazione del bene da parte dell'espropriante, e ciascuno dei due è obbligato alle rispettive restituzioni. Ciascuno dei due, pertanto, diventa creditore dell'altro, con la conseguente applicabilità alla fattispecie delle norme sulla “mora credendi” che hanno carattere generale e si applicano anche all'obbligo di restituire un immobile (art. 1216 c.c.), nonché di quella dell'art. 1227, comma 2, c.c., a norma del quale il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza. (Fattispecie in cui la procedura espropriativa era stata caducata per effetto di sopravvenuta revoca della dichiarazione di pubblica utilità)

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“Preliminare del Preliminare” - Validità della stipula – Promettere ora di ancora promettere in seguito – Nullità

Cass. Civ., sez. II, 2 aprile 2009 n. 8038

(Pres. Rovelli, rel. Bucciante)

L'art. 2932 c.c. instaura un diretto e necessario collegamento strumentale tra il contratto preliminare e quello definitivo, destinato a realizzare effettivamente il risultato finale perseguito dalle parti. Riconoscere come possibile funzione del primo anche quella di obbligarsi ad obbligarsi a ottenere quell'effetto, darebbe luogo a una inconcludente superfetazione, non sorretta da alcun effettivo interesse meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico, ben potendo l'impegno essere assunto immediatamente: non ha senso pratico il promettere ora di ancora promettere in seguito qualcosa, anziché prometterlo subito. Va esclusa, pertanto, la validità, del cd. preliminare del preliminare (Fattispecie in cui la Cassazione stessa rileva come non sia mai stata affrontata dal Supremo Collegio una simile quaestio juris ed afferente ad una controversia insorta tra le parti con riferimento a una scrittura con la quale una signora aveva formulato una proposta irrevocabile di acquisto di un immobile per una parte del prezzo da versare a titolo di caparra ed il resto come meglio specificato nel successivo preliminare, che avrebbe dovuto essere stipulato entro trenta giorni)

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Simulazione – Rilevabilità d'ufficio – Principio della Domanda

Cass. civ., sez. lav., 3 giugno 2009 n. 12820

(Pres. Sciarelli, est. Moselli)

E' viziato da ultrapetizione l'accertamento di un accordo simulatorio non dedotto da alcuna delle parti, giacché la rilevabilità d'ufficio della nullità del contratto per simulazione (art. 1421 cod. civ.) va coordinata col divieto di pronunciare in assenza della domanda di parte, imposto al giudice dall'art. 112 cod. proc. Civ. Tuttavia il giudice può ravvisare la deduzione della simulazione attraverso l'interpretazione delle domande e delle eccezioni di parte e in particolare attraverso la qualificazione giuridica officiosa dei fatti ivi prospettati (Nella fattispecie, una donna extracomunitaria aveva svolto, per una società, mansioni di barman e camierara, pur risultando socia della compagine sociale. I giudici di merito hanno concluso per un contratto simulato).

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Contratti stipulati dalla PA mediante il sistema dell'asta pubblica – Aggiudicazione di un bene immobile – Effetto traslativo

Cass. civ., sez. III, 22 giugno 2009 n. 14545

(Pres. Varrone, rel. Amendola)

Il verbale di aggiudicazione definitiva, a seguito di incanto pubblico o di licitazione privata indetta da una P.A., è idoneo a produrre in via immediata l'effetto traslativo del cespite immobiliare oggetto della gara qualora esso sia stato esattamente e completamente individuato nel verbale stesso.(Nel caso di specie, la Cassazione ha ribadito che, nelle vendite immobiliari, affinché l'effetto traslativo sia immediato, è necessaria l'esatta individuazione dell'oggetto della vendita; regola che non sortisce eccezione per i contratti conclusi dalla Pubblica Amministrazione mediante il ricorso al sistema dell'asta pubblica)

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Art. 1194 c.c. - Imputazione dei pagamenti prima agli interessi e quindi al capitale – Danno derivante da fatto illecito – Non applicabilità

Cass. civ., sez. III, 15 luglio 2009 n. 16448

(Pres. Preden, est. D'Amico)

L'art. 1194 c.c. (che prescrive di imputare i pagamenti parziali prima agli interessi, e quindi al capitale) è stato dettato con riferimento alle obbligazioni pecuniarie, mentre non trova applicazione in materia di risarcimento del danno derivante da atto illecito. La disposizione dell'art. 1194 c.c., secondo cui senza il consenso del creditore il debitore non può imputare il pagamento al capitale piuttosto che agli interessi od alle spese, presuppone la simultanea esistenza della liquidità e della esigibilità di ambedue i crediti, e cioè sia di quello per capitale che dell'altro, accessorio, per interessi o spese. In tema di risarcimento del danno derivante da atto illecito, invece, i versamenti di somme effettuati in favore del creditore prima della liquidazione (giudiziale o negoziale) non sono imputabili agli interessi ed agli accessori, non essendo applicabile il criterio previsto dal citato art. 1194 c.c. che presuppone, appunto, l'esistenza di un debito pecuniario da considerarsi invece, in questo caso, inesistente fino alla liquidazione (Si tratta di giurisprudenza consolidata. Ed, infatti, in questi termini si veda: Cass., 27 ottobre 2005, n. 20904; Cass., 16 aprile 2003, n. 6022)

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Maggiora danno da ritardato pagamento – Art. 1224 c.c. - Onere della prova

Cass. civ., sez. III, 15 luglio 2009 n. 16448

(Pres. Preden, est. D'Amico)

Nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all'art. 1224, secondo comma, cod. civ. può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi, sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Sul piano probatorio, se il creditore domanda, a titolo di risarcimento del maggior danno, una somma superiore a quella risultante dal suddetto saggio di rendimento dei titoli di Stato, dovrà provare l'esistenza e l'ammontare di tale pregiudizio, anche per via presuntiva (La sentenza, così statuendo, recepisce l'indirizzo di recente affermatosi all'esito dell'importante arresto Cass. civ., Sez. Un., del 16 luglio 2008, n. 19499).

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Recesso unilaterale – Limiti – Abuso del diritto

Cass. civ., sez. III, 19 settembre 2009 n. 20106

La facoltà di recesso unilaterale concessa ad uno dei contraenti resta vincolata ai principi di correttezza e buona fede cosicchè il giudice conserva il potere di accertare la sussistenza eventuale di una condotta di formale recesso ma integrante gli estremi sostanziali dell'abuso del diritto: la verifica deve essere tanto più rigorosa quanto più marcata è la disparità di forza fra le parti (La Corte ha affermato che il controllo e l’interpretazione dell’atto di autonomia privata deve essere ricondotto tenendo presenti le posizioni delle parti, al fine di valutare se posizioni di supremazia di una di esse e di eventuale dipendenza, anche economica, dell’altra siano stati forieri di comportamenti abusivi, posti in essere per raqgiungere i fini che la parte si è prefissata)

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