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Contratti e obbligazioni

Contratti e obbligazioni

Indebito arricchimento - art. 2041 c.c. - Concorso del fatto colposo del creditore/danneggiato - Semplice inerzia - Art. 1227 c.c. - Inapplicabilità

Cass. civ., sez. III, sentenza 10 marzo 2011 n. 5690

In tema di ingiustificato arricchimento, una volta accertata l'unicità del fatto da cui derivano la locupletazione di un soggetto e la correlativa diminuzione patrimoniale di un altro, e l'assenza di una causa idonea a giustificarle, la semplice inerzia dell'impoverito, ancorché riconducibile a difetto di diligenza nel ridurre la portata della subita diminuzione patrimoniale, ove ciò gli sia possibile, non esonera l'arricchito dall'obbligo di indennizzare la controparte né diminuisce l'entità dell'indennizzo dovuto, non trovando applicazione in materia di arricchimento, per la diversità dei rispettivi presupposti, la norma dettata, in tema di risarcimento del danno, dall'art. 1227 c.c., che impone al danneggiato di attivarsi per evitare le conseguenze ulteriori del fatto dannoso

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Obbligazioni solidali - Transazione intervenuta con uno dei condebitori - Efficacia anche nei confronti dei coobligati - Condizioni e Limiti

Cass. civ., sez. III, sentenza 3 marzo 2011 n. 5018

(Pres. Finocchiaro, rel. Carleo)

Secondo la costante interpretazione dell'art. 1304 c.c., comma 1, data dlla Corte di Cassazione, solo la transazione stipulata per l'intero debito può produrre effetto nei confronti degli altri condebitori solidali, mentre, al contrario, se limitata alla sola quota del debitore che abbia effettuato la transazione, produce il limitato effetto dello scioglimento del vincolo solidale tra questi e gli altri debitori (Cass. nn. 9369/06, 3086/97, 7979/94, 13701/91, 8957/90, 2327/78) e la riduzione del debito complessivo in misura pari all'importo pagato dal transigente (Cass. n. 14550/09).

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Negotium mixtum cum donatione - Donazione Indiretta - Sussiste - Forma dell'atto pubblico - Non necessaria

Cass. civ., sez. II, sentenza 9 febbraio 2011 n. 3175

Il "negotium mixtum cum donatione" costituisce una donazione indiretta attuata attraverso l'utilizzazione della compravendita al fine di arricchire il compratore della differenza tra il prezzo pattuito e quello effettivo, per la quale non è necessaria la forma dell'atto pubblico richiesta per la donazione diretta,essendo invece sufficiente la forma dello schema negoziale adottato (Cass. 10-2-1997 n. 1214; Cass. 21-1-2000 n. 642; Cass. 29-9-2004 n. 19601; Cass. 3-11- 2009 n. 23297), considerato che l'art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive l'atto pubblico per la donazione (Cass. 29-3-2001 n. 4623); può qui aggiungersi, quanto alla disciplina da applicare al "negotium mixtum cum donatione", e dunque a sostegno della opzione per il criterio dello schema negoziale adottato rispetto al criterio della prevalenza, che, facendo la norma sulla forma della donazione parte di quelle disposizioni volte a realizzare la tutela del donante (per evitare che lo spirito di liberalità possa trasformarsi per lui in un pregiudizio), essa, a differenza delle norme che assicurano la tutela dei terzi, non può essere estesa a quei negozi che perseguono l'intento di liberalità con schemi negoziali previsti per il raggiungimento di finalità di altro genere; infatti in tal caso troppo radicale sarebbe il sacrificio dell'autonomia privata alla quale si deve ricondurre il potere delle parti di avvalersi delle figure negoziali per perseguire finalità lecite e, come tali, atte a trovare nell'ordinamento il loro riconoscimento (così in motivazione Cass. 10-2-1997 n. 1214)

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Donazione - Simulazione - Azione fatta valere dal Creditore di uno dei cotnraenti - Oneri Probatori - Riparto

Cass. civ., sez. II, sentenza 9 febbraio 2011 n. 3175

In tema di azione diretta a far valere la simulazione di una compravendita che sia proposta dal creditore di una delle parti del contratto stesso, alla dichiarazione relativa ai versamento del prezzo, pur contenuta in un rogito notarile di una compravendita immobiliare, non può attribuirsi valore vincolante nei confronti del creditore, atteso che questi è terzo rispetto ai soggetti che hanno posto in essere il contratto, e che possono trarsi elementi di valutazione circa il carattere fittizio del contratto dalla circostanza che il compratore, su cui grava l'onere di provare ti pagamento del prezzo, non abbia fornito la relativa dimostrazione (Cass. 30-5-2005 n. 11372)

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Termine Essenziale - Risoluzione Ope Legis - Sussiste - Irrilevanza dell'importanza dell'adempimento

Cass. civ., sez. II, sentenza 18 febbraio 2011 n. 3993

Qualora sia pattuito un termine essenziale per l'adempimento della prestazione, la risoluzione del contratto opera di diritto, prescindendo dall'indagine in ordine alla importanza dell'inadempimento, che è stata anticipatamente valutata dai contraenti, dovendo in tal caso il giudice limitarsi ad accertate la sussistenza e l'imputabilità dell'inadempimento.

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Clausola di determinazione convenzionale degli interessi moratori con funzione liquidativa del risarcimento dei danni conseguenti all'inadempimento nelle obbligazioni pecuniarie - Assimilabilità alla clausola penale - Sussiste - Riducibilità d'Ufficio - Anche in Appello - Sussiste

Cass. civ., Sez. III, sent. 18 novembre 2010 n. 23273

(Pres. Trifone, rel. Lanzillo)

La clausola con cui si determina convenzionalmente la misura degli interessi moratori con funzione liquidativa del risarcimento dei danni conseguenti all'inadempimento di obbligazioni pecuniarie, è assimilabile alla clausola penale, e la domanda di riduzione può essere proposta per la prima volta in appello, potendo il giudice provvedervi anche d'ufficio, sempre che siano state dedotte e dimostrate dalle parti le circostanze rilevanti al fine di formulare il giudizio di manifesta eccessività (Importante decisione della Suprema Corte che nel resto conferma la giurisprudenza in tema di clausola penale)

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Anatocismo Bancario - decorrenza del termine di prescrizione dell'azione di indebito - effetti della declaratoria di nullità della clausola anatocistica - Capitalizzazione degli interessi

Cass. civ., Sez. Unite, sent. 2 dicembre 2010 n. 24418

(Rel. Rordorf)

Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.

Dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c. (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna.

(Sentenza importante che risolve le due questioni più importanti sorte in giurisprudenza dopo la celebre decisione in materia di nullità dell'anatocismo bancario)

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Domanda di accertamento dell'esistenza del diritto del promissario acquirente di vedersi trasferita la proprietà dell'immobile - virtualmente comprensiva della domanda diretta ad ottenere sentenza ex art. 2932 c.c. - Conseguenza in punto di extrapetizione

Cass. Civ., Sez. II, sent. 25 ottobre 2010 n. 21844

(Pres. Rovelli, rel. Giusti)

In tema di contratto preliminare, la domanda di accertamento dell'esistenza sia del diritto del promissario acquirente di vedersi trasferita la proprietà dell'immobile sia dell'inadempimento della corrispondente obbligazione del promittente venditore, costituisce un minus rispetto a quella tesa ad ottenere la pronuncia di una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso ed in essa può ritenersi virtualmente compresa. Ne consegue che non incorre in extrapetizione il giudice di merito che, adito dal promissario per l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto definitivo, di fronte all'impossibilità di pervenire a detta pronuncia per non essere stata raggiunta la prova, necessaria ex art. 40 della legge 8 febbraio 1985, n. 47, che l'immobile sia stata costruito sulla base di licenza o di concessione edilizia o dell'esistenza della prescritta documentazione alternativa (concessione in sanatoria o domanda di condono corredata della prova dell'avvenuto versamento delle prime due rate dell'oblazione), si limiti a dichiarare l'inadempimento del promittente venditore a fronte del diritto del promissario acquirente al trasferimento della proprietà del bene. (La Suprema Corte conferma la sentenza della Corte di appello di Torino)

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Contratto soggetto alla forma scritta ad substantiam - Falsus procutator - Ratifica - Forma scritta - Necessità - sussiste

Cass. Civ., Sez. II, sent. 25 ottobre 2010 n. 21844

(Pres. Rovelli, rel. Giusti)

La ratifica di un contratto soggetto alla forma scritta ad substantiam, stipulato dal falsus procurator, non richiede che il dominus manifesti per iscritto espressamente la volontà di far proprio quel contratto, ma può essere anche implicita - purché sia rispettata l'esigenza della forma scritta - e risultare da un atto che, redatto per fini che sono consequenziali alla stipulazione del negozio, manifesti in modo inequivoco la volontà del dominus incompatibile con quella di rifiutare l'operato del rappresentante senza potere (L'indirizzo è costante nella giurisprudenza della Suprema Corte: v. Cass., Sez. II, 21 novembre 1991, n. 11123; Cass., Sez. III, 17 maggio 1999, n. 4794; Cass., Sez. II, 19 maggio 2008, n. 12647)

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Contratto preliminare - Mancanza di edificabilità dell'immobile - Causa di risoluzione - Sussiste

Cass. Civ., Sez. II, sent. 14 ottobre 2010 n. 21229

(Pres. Rovelli, rel. Bucciante)

La mancanza della edificabilità promessa nel bene immobile è difetto costituente un vizio della cosa che può senz'altro costituire idonea causa di risoluzione per inadempimento, non solo dei contratti definitivi di vendita, ma anche di quelli preliminari (La Suprema Corte richiama il proprio precedente in materia: Cass. 31 luglio 2006 n. 17304)

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