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Contratti e obbligazioni

Contratti e Obbligazioni

Appalto di Opere pubbliche – Lavori addizionali effettuati dall’appaltatore extracontratto  non autorizzati – Diritto al compenso – Condizione quadruplice

Cass. Civ., sez. I, sentenza 5 novembre 2012 n. 18937 (Pres. Vitrone, est. Salvago)

In tema di appalto di o.p. i lavori addizionali eventualmente effettuati dall'appaltatore extracontratto e non previamente autorizzati (per i quali egli non ha, di regola, diritto ad aumento di prezzo alcuno ex art. 342 comma 2 della legge n. 2248 all. F del 1865) possono, eccezionalmente, dar luogo a compenso alla quadruplice condizione che tali lavori formino oggetto di tempestiva riserva, siano qualificati come indispensabili in sede di collaudo, siano stati riconosciuti come tali anche dall'amministrazione committente, comportino un costo che, addizionato a quello dei lavori commissionati in contratto, rientri, comunque, entro i limiti delle spese approvate.

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Contratto di compravendita immobiliare – Simulazione – Prova – Simulazione – Ammissibilità solo se simulazione assoluta

Cass. Civ., Sez. II, sentenza 5 novembre 2012 18902 (Pres. Oddo, est. Bursese)

Nell’ipotesi di simulazione del contratto di compravendita di immobili, che esigono la forma scritta ad substantiam, la prova della simulazione mediante interrogatorio formale, diretto a provocare la confessione del soggetto cui è deferito, è ammissibile tra le parti solo se rivolta a dimostrare la simulazione assoluta del contratto, perché in tal caso oggetto del mezzo di prova è l’inesistenza della compravendita immobiliare

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Vendite piramidali e cd. «catene di Sant’Antonio» - Art. 5 legge numero 173 del 2005 – Illiceità – Sussiste

Cass. pen., sez. III, sentenza 26 settembre 2012 n. 37049 (Pres. Petti, rel. Andronio)

L'art. 5 l. 173/2005 vieta, in particolare: a) la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati, direttamente o attraverso altri componenti la struttura; b) la promozione e l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, «catene di Sant’Antonio», che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone, in cui il diritto reclutare si trasferisce all’infinito previo pagamento di un corrispettivo

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Mandato ad acquistare e consegnare beni mobili – (in)ammissibilità della costituzione in pegno del diritto derivante al mandante verso il mandatario

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 2 ottobre 2012 n. 16725 (Pres. Vittoria, rel. Salmé)

Non sussiste la prelazione in relazione ad una convenzione di pegno (anteriore al 1993) avente ad oggetto non titoli di stato, ma il credito del cliente nei confronti della banca all’acquisto e alla consegna di una determinata quantità di titoli (CCT) per un controvalore altrettanto determinato, senza che tali titoli risultino ancora materialmente formati al momento della convenzione né successivamente.

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Negozio Fiduciario (Pactum Fiduciae) – Forma – Principio di libertà delle forme – Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 agosto 2012 n. 14654 (Pres. Oddo, rel. Scalisi)

Il negozio fiduciario è il negozio con il quale un soggetto (il fiduciante) trasferisce ad un altro soggetto (il fiduciario) la titolarità di un diritto, il cui esercizio viene limitato da un accordo tra le parti (pactum fiduciae) per uno scopo che il fiduciario si impegna a realizzare, ritrasferendo poi il diritto allo stesso fiduciante o ad un terzo beneficiario. La fattispecie si sostanzia in un accordo tra due soggetti, con cui il primo trasferisce (o costituisce) in capo al secondo una situazione giuridica soggettiva (reale o personale) per il conseguimento di uno scopo pratico ulteriore, ed il fiduciario, per la realizzazione di tale risultato, assume l'obbligo di utilizzare nei tempi e nei modi convenuti la situazione soggettiva, in funzione strumentale, e di porre in essere un proprio comportamento coerente e congruo. Trattandosi di fattispecie non espressamente disciplinata dalla legge, e, in mancanza di una disposizione espressa in senso contrario, il factum fiduciae non può che essere affidato al principio generale della libertà della forma.

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Risoluzione del contratto – Mancato guadagno – Art. 1223 c.c. - Nozione

Cass. Civ., sez. I, sentenza 2 agosto 2012 n. 13912 (Pres. Carnevale, rel. Di Virginio)

Il materia di risoluzione del contratto ex art. 1452 c.c., il mancato guadagno di cui all'art. 1223 c.c. è da ritenersi l'incremento patrimoniale netto che la parte adempiente avrebbe conseguito mediante la realizzazione del contratto e che è venuto a mancare per la risoluzione per l'inadempimento della controparte.

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Contratto preliminare – Domanda del Promissario acquirente di esecuzione specifica ex art. 2932 c.c. - Domanda del promittente di risoluzione del contratto – Ordine logico di trattazione delle questioni da parte del Giudice

Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 luglio 2012 n. 13739 (Pres. Felicetti, rel. Vincenti)

Ove alla domanda di esecuzione specifica del contratto preliminare di vendita, proposta dal promissario acquirente, si contrapponga quella del promittente venditore diretta ad ottenere la risoluzione dello stesso contratto per inadempimento della controparte, il giudice deve, secondo un criterio di priorità logica, esaminare tale seconda domanda ed accertare la sussistenza delle condizioni per far luogo alla risoluzione, in quanto la eventuale positività di tale accertamento rende inutile, per il venir meno del contratto da eseguire, l’ulteriore indagine sulla esistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 2932 cod. civ. e preclude l'accoglimento della relativa domanda (Cass., sez. II, 14 maggio 1930, n. 3182).

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Contratto preliminare – Difformità non sostanziali non incidenti sulla utilizzabilità del bene – Azioni proponibili dal promissario acquirente – Azione di esecuzione specifica ex art. 2932 c.c. Con richiesta cumulativa di eliminazione dei vizi e riduzione del prezzo – Cumulo: actio 2932 c.c. E Actio Quanti minoris – Sussiste

Cass. Civ., sez. II, sentenza 31 luglio 2012 n. 13739 (Pres. Felicetti, rel. Vincenti)

Come si evince dall'orientamento stabile della giurisprudenza di legittimità (tra le altre: Cass., sez. II, 26 gennaio 2010, n. 1562; Cass., sez. II, 15 febbraio 2007, n. 3383; Cass., sez. II, 8 ottobre 2001, n. 12323), in presenza di difformità non sostanziali e non incidenti sull'effettiva utilizzabilità del bene ma soltanto sul relativo valore, il promissario acquirente non resta soggetto alla sola alternativa della risoluzione del contratto o dell'accettazione senza riserve della cosa viziata o difforme, ma può esperire l'azione di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto definitivo a norma dell'art. 2932 cod. civ., chiedendo cumulativamente e contestualmente l'eliminazione delle accertate difformità o la riduzione del prezzo. Dunque, l'azione di esecuzione specifica del contratto a norma dell'art. 2932 cod. civ. e l'actio quanti minoris ben possono cumularsi ed essere, quindi, proposte con il medesimo atto.

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Giudizio di risoluzione contrattuale - Nullità del contratto – Rilevabilità d’Ufficio – Potere del Giudice – Sussiste

Cass. Civ., sez. Un., sentenza 4 settembre 2012 n. 14828 (Pres. Vittoria, rel. D'Ascolta)

Il giudice di merito ha il potere di rilevare, dai fatti allegati e provati o emergenti ex actis, ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale e, provocato il contraddittorio sulla questione, deve rigettare la domanda di risoluzione, volta ad invocare la forza del contratto. Pronuncerà con efficacia idonea al giudicato sulla questione di nullità ove, anche a seguito di rimessione in termini, sia stata proposta la relativa domanda. Nell'uno e nell'altro caso dovrà disporre, se richiesto, le restituzioni.

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Domanda di nullità – Pronuncia del giudice di annullamento – Violazione art. 112 c.p.c. - Esclusione – Domanda di nullità rispetto a quella di annullabilità in rapporto di Maggiore a Minore

Cass. civ., sez. II, sentenza 25 maggio 2012 n. 8366

La domanda giudiziale con cui la parte intenda far accertare la nullità di un contratto al fine di poterne disconoscere gli effetti si pone, rispetto ad un'ipotetica domanda di annullamento di quel medesimo contratto dipendente da una invalidità meno grave, nei termini di maggiore a minore, sicchè il giudice, in luogo della richiesta declaratoria di radicale nullità di un contratto, può pronunciarne l'annullamento, ove quest'ultimo sia fondato sui medesimi fatti, senza che la sentenza sia censurabile per vizio di ultrapetizione (Cass. 12-11-1988 n. 6139; Cass. 13-12-1996 n. 11157; Cass. 26-11-2002 n. 16708; Cass. 18-7-2007 n. 15981). Il principio è applicabile anche alla materia testamentaria.

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