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Contratti (singoli)

Contratti (singoli)

Compravendita - Prezzo non indicato nel contratto - Nullità - Merci di largo consumo e molteplicità di contrattazioni

Cass. civ., sez. II, 18 gennaio 2010 n. 648 

(Pres. Elefante, est. San Giorgio)

L'art. 1474, primo comma, cod. civ., nel consentire la determinazione, nel contratto di compravendita, del prezzo con riferimento a quello normalmente praticato dal venditore, presuppone che si tratti di merci di largo consumo e molteplicità di contrattazioni: in tali casi, la mancata determinazione del prezzo non è idonea a determinare la nullità del contratto (Nel caso di specie, si trattava di piante da vivai e la corte ha ritenuto che si tratti di un mercato florido che consente l'applicazione dell'art. 1474 c.c.)

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Contratto di trasporto – Sottrazione con violenza o minaccia della cosa trasportata – Causa liberatoria della responsabilità del vettore – Art. 1693 cod. civ. - Non sussiste  

Cass. Civ., sez. III, 27 marzo 2009 n. 7533

(Pres. Preden, est. Uccella)

Il vettore professionale, pur godendo di ampia autonomia nello scegliere tempi, modalità e itinerario del trasporto è pur sempre tenuto a compiere scelte in modo da ridurre al minimo il rischio di perdita del carico, per cui la scelta del vettore di posizionare il carico in ora notturna e in una zona incustodita, non è una scelta insindacabile, ma raggiunge il livello gravemente colposo, atteso che i rischi di furto e rapina sono rischi tipici della attività di autotrasporto, contro i quali le imprese del settore sono tenute in particolar modo a premunirsi. Non può, dunque, ritenersi che l'eventuale furto costituisca caso fortuito. Infatti, nel caso fortuito, di cui all'art. 1693 c.c., vanno ricompresi la forza maggiore e il fatto del terzo, secondo i criteri della ordinaria diligenza. Queste circostanze escludono la responsabilità del vettore solo quando, secondo, per l'appunto, l'ordinaria diligenza, rapportata alle modalità dell'accaduto ed alle condizioni di tempo e di luogo, si tratti di evento imprevedibile o al quale il vettore sia nell'impossibilità di opporsii. Ne consegue che la sottrazione con violenza o minaccia della cosa trasportata non è configurabile come causa liberatoria della responsabilità del vettore, qualora le circostanze in cui si sia verificata siano tali da renderla prevedibile e, quindi, evitabile (Fattispecie in cui, durante la sosta notturna del vettore, ignoti malviventi avevano trafugato la merce da questi trasportata).

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Assicurazione per conto di chi spetta – Estraneità del terzo beneficiario alla stipulazione - Obbligo per il contraente di informare l'assicurato dell'esistenza dell'assicurazione – Principio di Buona fede

Cass. Civ., sez. III, 9 aprile 2009 n. 8670

(Pres. Vittoria, rel. Travaglino)

Nell'assicurazione per conto di chi spetta o per conto altrui - la cui stipula impedisce al contraente l'esercizio dei diritti derivanti dal contratto, salvo che non vi consenta esplicitamente o implicitamente l'assicurato, che li acquista direttamente, senza la preventiva dichiarazione di voler profittare del contratto - il contraente ha l'obbligo di informare l'assicurato dell'esistenza dell'assicurazione, alla luce della peculiare configurazione della fattispecie contrattuale "de qua", della conseguente estraneità del terzo beneficiario alla stipulazione, del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto, tale obbligo rivestendo, per l'effetto, natura contrattuale (Fattispecie in cui un uomo, successivamente ad un prelievo di sangue da lui donato, aveva accusato un malore ed era caduto dalle scale all'interno della struttura emotrasfusionale, assicurata presso apposita società per il ristoro dei danni a terzi; le condizioni della assicurazione non erano state rese note al danneggiato).

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Contratto di appalto – Stipulato dalla Pubblica Amministrazione – Forma scritta a pena di nullità – Riconoscimento del debito da parte della P.A. - Irrilevanza 

Cass. Civ., sez. I, 2 aprile 2009 n. 8044

(Pres. Luccioli, est. Panzani)

Il contratto stipulato da un'Amministrazione pubblica deve essere redatto, a pena di nullità, in forma scritta, ed è a questo fine irrilevante l'esistenza di una deliberazione dell'organo collegiale dell'ente pubblico che abbia autorizzato la stipulazione del contratto, ove tale deliberazione non si sia tradotta in un unico atto contrattuale coevamente sottoscritto dal rappresentante esterno dell'ente e dal privato, da cui possa desumersi la concreta instaurazione del rapporto con le indispensabili determinazioni in ordine alla prestazione da svolgersi e al compenso da corrispondersi. Di conseguenza, in mancanza di detto documento contrattuale, ai fini d'una valida conclusione del contratto rimane del tutto irrilevante l'esistenza di una deliberazione con la quale l'organo collegiale dell'ente si sia pronunciato in ordine alla stipulazione del contratto, in quanto detta deliberazione non costituisce una proposta contrattuale, ma un atto con efficacia interna all'ente, che, almeno per quanto qui interessa, ha solo natura autorizzatoria e quale unico destinatario il diverso organo legittimato a esprimere la volontà all'esterno (Fattispecie in cui la Cassazione ha cassato la sentenza della Corte di appello che aveva affermato che la delibera di un Comune, contenente un pieno riconoscimento del debito nei confronti dell'appaltatore, fosse sufficiente a fondare il diritto dell'appaltatore medesimo)

Il riconoscimento, da parte dei comuni, province o comunità montane, di debiti fuori bilancio, ai sensi dell'art. 24 d.l. 2 marzo 1989, n. 66 (conv., con modif., nella legge 24 aprile 1989, n. 144) e dell'art. 12-bis d.l. 12 gennaio 1991, n. 6 (conv., con modif., nella legge 15 marzo 1991, n. 80), rientra in un regime provvisorio che consente di far salvi gli impegni di spesa in precedenza assunti senza copertura contabile, ma non innova in alcun modo alla disciplina che regolamenta la stipula dei contratti da parte della P.A., né introduce una sanatoria per i contratti eventualmente nulli o comunque invalidi; sicché il predetto riconoscimento presuppone necessariamente l'esistenza di un'obbligazione validamente assunta dall'ente locale, anche se sprovvista di copertura finanziaria, e non può costituire esso stesso fonte di obbligazione (Fattispecie in cui la Cassazione ha cassato la sentenza della Corte di appello che aveva affermato che la delibera di un Comune, contenente un pieno riconoscimento del debito nei confronti dell'appaltatore, fosse sufficiente a fondare il diritto dell'appaltatore medesimo)

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Responsabilità dell'albergatore – Per l'intero valore degli oggetti rubati – Art. 1785-bis c.c. - Colpa dell'albergatore – Carenze organizzative

Cass. civ., sez. III, 7 maggio 2009 n. 10493

(Pres. Petti, est. Lanzillo)

La colpa dell' albergatore - che giustifica la responsabilità per l'intero valore degli oggetti rubati - va individuata tenendo conto che, in relazione alle attività di impresa, costituiscono colpa anche le carenze di carattere organizzativo che abbiano esposto i beni dei clienti a rischi ai quali non sarebbero stati esposti, ove 1'imprenditore avesse affrontato i costi necessari a fornire uno standard di sicurezza più elevato, in relazione ai rischi ordinariamente prevedibili ed evitabili e tenuto conto della natura e del valore della prestazione alberghiera. Vale a dire, a fronte di un furto verificatosi in parte a causa dell'incompletezza del servizio di custodia dei valori dei clienti; in parte a causa di palesi negligenze nella sorveglianza dei locali dell'albergo e delle chiavi delle camere, la responsabilità per colpa dell'albergatore, ai sensi dell'art. 1785bis cod. civ., avrebbe potuto essere esclusa solo previa dimostrazione - il cui onere era a carico dell'albergatore medesimo - che la prevenzione dell'illecito verificatosi avrebbe richiesto 1'adozione di cautele e di costi sproporzionati e inesigibili, in relazione alla natura, al livello ed ai prezzi delle prestazioni alberghiere, nonché in relazione al rischio concreto del verificarsi di eventi del genere di quello in oggetto. (Nella fattispecie, durante la notte, un terzo si era introdotto nella stanza di albergo di una coppia ed aveva sottratto una pelliccia allorchè gli occupanti dormivano)

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Compravendita – Azione di risoluzione per vizi della cosa venduta – Art. 1492 Cod. Civ. - Colpa dell'alienante – Non necessaria

Cass. civ., sez. II, 18 maggio 2009 n. 11423

(Pres. Rovelli, est. Mensitieri)

L'esercizio dell'azione di risoluzione del contratto di compravendita per i vizi delle cose che di esso formano oggetto, non è richiesta dall'art. 1492 cc la colpa dell'alienante, la cui sussistenza è, invece, necessaria per promuovere l'azione risolutoria, per difetto delle qualità promesse, in quanto l'art. 1497 stesso codice, che disciplina quest'ultima, richiama, a differenza dell'altra norma, “le disposizioni generali dell'istituto della risoluzione per inadempimento”, il quale è fondato sulla colpa nonché per promuovere l'azione risarcitoria, nella quale l'art. 1494 cc presuppone la colpa del venditore, ponendo a suo carico una presunzione di conoscenza dei vizi (Nella fattispecie, quanto ad un depuratore venduto, era stato denunciato il mancato funzionamento a causa di un'avaria alla valvola di tipo meccanico montata in origine e sostituita con altra di tipo elettrico, vale a dire una elettrovalvola. La Cassazione ha cassato la decisione di merito che riteneva necessaria, per la risoluzione, anche la colpa dell'alienante)

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Contratti di mandato – Mandato in rem propriam

Cass. civ., sez. III, 6 luglio 2009 n. 15797

(Pres. Filadoro, rel. Uccella)

Il mandato ‘in rem propriam’ integra una cessione di credito con funzione solutoria. In tale stipula, ancorché seguita dal fallimento del cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire dal patrimonio del fallito (ed avvenuta prima della dichiarazione del fallimento - e salva la esperibilità della revocatoria fallimentare) i suoi crediti, non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 L.F., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa ex art. 1723 c.c., perché esso mandato non si scioglie per la successivamente intervenuta procedura concorsuale (La Corte di Cassazione ha anche affermato che nel contratto atipico di ‘factoring’, l’effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i contraenti si verifica indipendentemente dalla volontà del debitore ceduto: il che conferma che, una volta stipulato il contratto di ‘factoring’ con il suo contenuto, il trasferimento del diritto va in capo al cessionario e il cedente ne perde la disponibilità. Il ‘factoring’, in questo senso, si conforma a quanto vigente in tema di surrogazione legale)

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Mediatore – Che agisca come mandatario – Risarcimento danni arrecati a terzi – Sussiste

Cass. civ., sez. III., 14 luglio 2009 n. 16382

(Pres. Carbone, rel. Morcavallo)

La mediazione "tipica" di cui all'art. 1754 ex. comporta che il mediatore, senza vincoli e quindi in posizione di imparzialità, ponga in essere un'attività giuridica in senso stretto di messa in relazione tra due o più partì, idonea a favorire la conclusione di un affare. La stessa è incompatibile con un sottostante rapporto di mandato tra il c.d. mediatore ed una delle parti che ha interesse alla conclusione dell'affare stesso, nel qual caso il c.d. mediatore-mandatario non ha più diritto alla provvigione da ciascuna delle parti ma solo dal mandante. Nella mediazione tipica la responsabilità del mediatore, con specifico riferimento agli obblighi dì correttezza e di informazione, si configura come responsabilità da "contatto sociale". Nel caso in cui il mediatore agisca invece come mandatario, assume su di sé i relativi obblighi e, qualora si comporti illecitamente recando danni a terzi, è tenuto a favore di quest'ultimi al risarcimento dei danni ex art. 2043 ce. (non escludendosi in proposito un'eventuale corresponsabilità del mandante). (Nella vicenda decisa dalla sentenza, risultando pacifica la circostanza dell'affidamento di un mandato a vendere alla agenzia Immobiliare da parte di M, quest'ultima – secondo la Corte - nel dar luogo da parte della O alla sottoscrizione di proposte di acquisto, sulla base di errati presupposti di fatto prospettati dalla società, “risulta obbligata, oltre alla restituzione di quanto indebitamente percepito, al risarcimento dei danni”)

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