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Concorrenza

Concorrenza

ORDINE DEGLI ESPERTI CONTABILI - NORMATIVA RELATIVA AL SISTEMA DI FORMAZIONE OBBLIGATORIA DEGLI ESPERTI CONTABILI - ARTICOLO 101 TFUE - ASSOCIAZIONE DI IMPRESE - RESTRIZIONE DELLA CONCORRENZA - GIUSTIFICAZIONI - ARTICOLO 106, PARAGRAFO 2, TFUE

Corte Giust. UE, sez. II, sentenza 28 febbraio 2013, causa C-1/12 (Pres. de Lapuerta, rel. Arabadjiev)

Un regolamento come il regolamento relativo al conseguimento di crediti formativi (Regulamento da Formação de Créditos), adottato da un ordine professionale quale l’Ordem dos Técnicos Oficiais de Contas (Ordine degli esperti contabili), deve essere considerato una decisione presa da un’associazione di imprese ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE. La circostanza che un ordine professionale, quale l’Ordem dos Técnicos Oficiais de Contas, sia tenuto per legge a porre in essere un sistema di formazione obbligatoria destinato ai suoi membri non è idonea a sottrarre all’ambito di applicazione dell’articolo 101 TFUE le norme promulgate da tale ordine professionale, purché esse siano imputabili esclusivamente a quest’ultimo. La circostanza che tali norme non abbiano influenza diretta sull’attività economica dei membri di detto ordine professionale non incide sull’applicabilità dell’articolo 101 TFUE, dal momento che la violazione censurata al medesimo ordine professionale concerne un mercato nel quale esso stesso esercita un’attività economica. 2) Un regolamento che pone in essere un sistema di formazione obbligatoria degli esperti contabili al fine di garantire la qualità dei servizi offerti da questi ultimi, come il regolamento relativo al conseguimento di crediti formativi, adottato da un ordine professionale quale l’Ordem dos Técnicos Oficiais de Contas, configura una restrizione della concorrenza vietata dall’articolo 101 TFUE, quando elimina la concorrenza per una parte sostanziale del mercato rilevante, a vantaggio di tale ordine professionale, ed impone, per l’altra parte di detto mercato, condizioni discriminatorie a danno dei concorrenti di detto ordine professionale, circostanze che spetta al giudice del rinvio verificare

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Art. 101, nn. 1 e 3, TFUE - Regolamento (CE) n. 2790/1999 - Artt. 2 4 - Concorrenza - Pratica restrittiva - Rete di distribuzione selettiva - Prodotti cosmetici e di igiene personale - Divieto generale ed assoluto di vendita su Internet - Divieto imposto dal fornitore ai distributori autorizzati


Corte di giustizia dell'Unione europea, sentenza 13 ottobre 2011 - Causa C-439/09

(Pres. Lenaerts)

1) L'art. 101, n. 1, TFUE deve essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale che, nell'ambito di un sistema di distribuzione selettiva, impone che le vendite di prodotti cosmetici e di igiene personale siano effettuate in uno spazio fisico alla presenza obbligatoria di un farmacista laureato, con conseguente divieto di utilizzare Internet per tali vendite, costituisce una restrizione per oggetto ai sensi di detta disposizione se, a seguito di un esame individuale e concreto del tenore e dell'obiettivo della clausola contrattuale in parola nonché del contesto giuridico ed economico in cui si colloca, risulta che, alla luce delle caratteristiche dei prodotti di cui trattasi, tale clausola non è oggettivamente giustificata.

2) L'art. 4, lett. c), del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, deve essere interpretato nel senso che l'esenzione per categoria prevista all'art. 2 di detto regolamento non si applica ad un contratto di distribuzione selettiva contenente una clausola che vieta, di fatto, di avvalersi di Internet come modalità di commercializzazione dei prodotti oggetto del contratto. Un simile contratto può invece beneficiare, a titolo individuale, dell'applicabilità dell'eccezione di legge dell'art. 101, n. 3, TFUE, qualora sussistano le condizioni poste da tale disposizione

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Legge regionale dell'Emilia Romagna - Proroga automatica dei contratti per i titolari di concessioni marittime - Illegittimità costituzionale - Sussiste

Corte cost., sentenza 22 maggio 2010 n. 180

(Pres. Amirante, est. Finocchiaro)

E' incostituzionale una norma di Legge che preveda l'automatica proroga di contratti pubblici. La norma regionale de qua viola l'art. 117, primo comma, Cost., per contrasto con i vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario in tema di diritto di stabilimento e di tutela della concorrenza. Infatti la norma regionale prevede un diritto di proroga in favore del soggetto già possessore della concessione, consentendo il rinnovo automatico della medesima. Detto automatismo determina una disparità di trattamento tra gli operatori economici in violazione dei principi di concorrenza, dal momento che coloro che in precedenza non gestivano il demanio marittimo non hanno la possibilità, alla scadenza della concessione, di prendere il posto del vecchio gestore se non nel caso in cui questi non chieda la proroga o la chieda senza un valido programma di investimenti. (All'esito del giudizio la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge della Regione Emilia-Romagna 23 luglio 2009, n. 8 (Modifica della legge regionale 31 maggio 2002 n. 9 - Disciplina dell'esercizio delle funzioni amministrative in materia di Demanio marittimo e di zone di mare territoriali - in attuazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296), nella parte in cui ha inserito nella legge regionale n. 9 del 2002 l'art. 8-bis, comma 2. La norma aveva inserito una proroga automatica di rinnovo per i titolari di concessioni marittime).

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Giochi d'azzardo via internet - Divieto - Compatibilità con l'art. 49 CE

Corte di Giustizia delle CE, Grande sezione, 8 settembre 2009, proc. C-4207

(Pres.Skouris, rel. Schiemann)

L'art. 49 CE non osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto della causa principale, che vieti ad operatori, quali la Bwin International Ltd, stabiliti in altri Stati membri in cui forniscono legittimamente servizi analoghi, di offrire giochi d'azzardo tramite Internet sul territorio del detto Stato membro (La Corte, nel valutare la compatibilità al diritto comunitario della normativa portoghese, ha stabilito che l'obiettivo di lotta contro la criminalità, invocato dal Portogallo, può costituire un motivo imperativo di interesse generale idoneo a giustificare restrizioni nei confronti degli operatori autorizzati a offrire servizi nel settore del gioco d'azzardo)

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Libera circolazione dei capitali – D.L. 332/1994 conv. In Legge 474/1994 – Conferimento di poteri speciali allo Stato all'interno delle società da esso partecipate – Violazione artt. 43 e 56 TCE

Corte Giust. CE, sez. III, 26 marzo 2009

Commissione delle CE c/ Italia

(Pres. Rosas, est. Lindh)

La Repubblica italiana, avendo adottato le disposizioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 giugno 2004, recante definizione dei criteri di esercizio dei poteri speciali, di cui all'art. 2 del decreto legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con modifiche, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, è venuta meno agli obblighi ad essa incombent: - in forza degli artt. 43 CE e 56 CE, nella misura in cui dette disposizioni si applicano ai poteri speciali previsti dall'art. 2, comma 1, lett. a) e b), del predetto decreto legge, come modificato dalla legge 24 dicembre 2003, n. 350, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004), e - in forza dell'art. 43 CE, nella misura in cui dette disposizioni si applicano al potere speciale previsto dal citato art. 2, comma 1, lett. c)  (Fattispecie in cui la Corte ha affermato essere illegittima, per violazione del diritto comunitario, la legge italiana che attribuisce allo Stato "poteri speciali" all'interno delle società da esso partecipate)

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Intermediazione finanziaria – Manipolazione del mercato – Opposizione a sanzioni amministrative – Litisconsorzio facoltativo - sussistenza

Cass. Civ., Sez. Unite, 30 settembre 2009 n. 20935 

(Pres. Carbone, rel. Travaglino)

In materia di giudizi di opposizione contro le sanzioni amministrative comminate dalla Consob, in tema di market abuse, di cui agli art. 187-ter e 187-quinquies t.u.f., va segnalato il riconoscimento della sussistenza, nel giudizio di opposizione previsto dall’art. 187-septies t.u.f., del litisconsorzio soltanto facoltativo tra i soggetti autori materiali delle violazioni anche ove essi abbiano commesso il fatto in concorso fra loro e le persone giuridiche chiamate a risponderne, vuoi quali responsabili solidali con i primi, ai sensi dell’art. 6 l. n. 689 del 1981, vuoi quali responsabili in proprio in forza dell’art. 187-quinquies t.u.f (Fattispecie in cui le Sezioni Unite hanno pronunciato, in pari data, ben cinque sentenze: numeri 20935, 20936, 20937, 20938 e 20939)

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