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Danno Ambientale – Decreto legge 135 del 2009 – Adeguamento all'ordinamento comunitario – Domanda di risarcimento del danno comprensiva della domanda di riduzione in pristino – Sussiste

Cass. Civ., sez. III, sentenza 10 dicembre 2012 n. 22382 (Pres. Massera, rel. Amendola)

Con riferimento al danno ambientale, alla luce del principio secondo cui vanno evitate tutte le distonie tra l’ordinamento comunitario e quello nazionale, la possibilità di chiedere la riduzione in pristino dello stato dei luoghi – alla luce del nuovo testo dell’art. 303 del t.u. n. 152 del 2006, applicabile anche alle domande proposte in precedenza – deve ritenersi compresa, sebbene non espressamente formulata, nella generica domanda di risarcimento del danno medesimo

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Spese giudiziali – Liquidazione – Attività processuale conclusa nella vigenza del D.M. 127 del 2004 – Applicazione odierna dei criteri all'epoca vigenti - Condizioni

Cass. Civ., sez. III, sentenza 18 dicembre 2012 n. 23318 (Pres. Petti, rel. Barreca)

Con riferimento ad un'attività difensiva interamente svolta e completata prima della entrata in vigore dell'art. 9, comma II, del d.l. 24 gennaio 2012 n. 1, convertito in l. 24 marzo 2012 n. 27, non sono applicabili i nuovi parametri dettati dall'art. 41 del d.m. 20 luglio 2012 n. 140, cui devono essere commisurati i compensi dei professionisti in luogo delle abrogate tariffe professionali (cfr. Cass. Civ., Sez. Un., n. 17405/2012).

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Tutela del Lavoro - Liberi professionisti - Mancato riconoscimento del diritto delle donne che svolgono attività di avvocato di usufruire del periodo di maternità così come previsto per altre lavoratrici.

Corte Cost., ordinanza 20 dicembre 2012 n. 312 (Pres. Quaranta, est. Carosi)

E' manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale del mancato riconoscimento alla donna esercente la libera professione di avvocato del «diritto di usufruire del periodo di maternità così come previsto dall’Ordinamento italiano per le altre lavoratrici», atteso che il giudice a quo non dà contezza dei motivi che gli impediscono di applicare alla fattispecie al suo esame la disciplina dell’impedimento a comparire del difensore (artt. 484, comma 2-bis, e 420-ter, comma 5, del codice di procedura penale) senza sollevare la questione di legittimità, sperimentando così la praticabilità di una soluzione interpretativa idonea a superare la prospettata questione (Il rimettente solleva la questione a seguito dell’avvenuto deposito di un’istanza di rinvio dell’udienza dibattimentale penale da parte del difensore dell’imputato, per impedimento dovuto alla maternità).

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Spese di giustizia - Patrocinio a spese dello Stato - Compenso spettante al difensore della persona ammessa – Corrispondenza con la somma rifusa in favore dello Stato

Corte Cost., sentenza 28 novembre 2012 n. 270 (Pres. Quaranta, est. Morelli)

Deve essere escluso che, ove sia pronunziata condanna alle spese di giudizio a carico della controparte del soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, vi sia una iniusta locupletatio dell’Erario, atteso che, anche recentemente, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che la somma che, ai sensi dell’art. 133 d.lgs. n. 115 del 2002, va rifusa in favore dello Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore del soggetto non abbiente (Corte di cassazione, Sez. VI penale, 8 novembre 2011, n. 46537)

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Nullità Spese processuali - "Onorari di difesa" da porre a carico della parte soccombente - Liquidazione da parte del giudice - Obbligo, previsto contestualmente all'abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, di far riferimento a parametri stabiliti con successivo decreto del Ministro vigilante - Omessa previsione di alcuna disciplina transitoria applicabile nel periodo compreso tra l'abrogazione delle tariffe e l'emanazione del decreto ministeriale.

Corte Cost., sentenza 28 novembre 2012 n. 269 (Pres. Quaranta, est. Morelli)

La legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 ha integrato il denunciato suo articolo 9, con l’introduzione di un terzo comma, nel quale, in via transitoria, si prevede che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Entro il termine ivi prefissato, è stato poi adottato il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27). La successiva modifica del quadro normativo, in cui si inserisce la disposizione oggetto della questione sollevata, ne rende necessaria una nuova valutazione, della rilevanza e non manifesta infondatezza, da parte del rimettente cui vanno, all’uopo, restituiti gli atti.

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Spese di giudizio – Disposizioni di cui al Dm 20 luglio 2012 n. 140 - Applicazione ai processi pendenti – Presupposto: esaurimento della prestazione dopo il 23 luglio 2012

Cass. Civ., Sez. Lav., sentenza 5 novembre 2012 n. 18920 (Pres. Stile, est. Bandini)

In caso di successione di tariffe professionali nel corso del giudizio, anche nella successione tra il sistema tariffario e quello regolamentare vigente, si deve ritenere applicabile il criterio secondo cui i compensi professionali degli avvocati vanno liquidati secondo il sistema in vigore al momento dell'esaurimento della prestazione professionale ovvero della cessazione dell'incarico, secondo una unitarietà da rapportarsi ai singoli gradi in cui si è svolto il giudizio. Ne consegue che qualora l'attività giudiziale dell'avvocato della parte vittoriosa – con riferimento ai singoli gradi – sia terminata prima del 23 luglio 2012 dovrà farsi applicazione delle tariffe forensi; al contrario, troverà applicazione il DM 140/2012.

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Codice deontologico Forense – Art. 55-bis - Illegittimità – contrasto con fonte primaria – Sussiste

Tar Lazio – Roma, sentenza 29 ottobre 2012 n. 8854 (Pres. Riggio, est. Ferrari)

E’ illegittimo l’art. 55 bis del Codice Deontologico nella parte in cui prevede che “l’avvocato, che svolga la funzione di mediatore, deve rispettare gli obblighi dettati dalla normativa in materia e la previsione del regolamento dell’organismo di mediazione, nei limiti in cui dette previsioni non contrastino con quelle del presente Codice”. Ed invero, il Codice Deontologico – che nel sistema delle fonti è certamente di rango subordinato alla normativa primaria in materia di conciliazione – non ha la forza di prevalere sulle norme primarie con lo stesso contrastanti. Come chiarito dalla Corte di cassazione (sez. VI, 4 agosto 2011, n. 17004; s.u. 17 giugno 2010, n. 14617; id. 7 luglio 2009, n. 15852) le previsioni del Codice Deontologico hanno natura di fonte meramente integrativa dei precetti normativi. Né rileva la circostanza che allo stato non sussiste alcun contrasto tra le norme primarie e quella impugnata perché nessuna disposizione normativa ha previsto che sono compatibili le attività precluse dall’art. 55 bis, essendo possibili interventi successivi che modifichino tali norme nel senso di contenere previsioni opposte a quelle del Codice Deontologico.

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Apertura del procedimento disciplinare a carico di un Avvocato – Autonoma impugnabilità – Esclusione

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 12 ottobre 2012 n. 17402 (Pres. Vittoria, est. Preden)

L'atto di apertura del procedimento disciplinare, disposto dal Consiglio dell’ordine territoriale a carico di un avvocato, non è autonomamente impugnabile davanti al Consiglio nazionale forense (conferma l'orientamento assunto dalle Sezioni Unite n. 28335 del 2011)

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Esame per la professione di Avvocato – Voto alfanumerico – Sindacabilità – Sussiste – Verificazione

Tar Lombardia – Brescia, sez. II, ordinanza 1 agosto 2012 n. 369 (Pres. Conti, est. Pedron)

L’esame per l’abilitazione alla professione di avvocato può essere condotto dalle Commissioni utilizzando una valutazione sintetica, mediante assegnazione di un voto numerico. E’ da escludersi, però, che tale valutazione sia insindacabile dinanzi all’Autorità giudiziaria. Diversamente l’utilizzo del voto numerico si trasformerebbe in una garanzia di insindacabilità per l’amministrazione e in una corrispettiva ingiustificabile compressione del diritto di difesa per gli interessati. Per stabilire se la discrezionalità tecnica sia stata correttamente esercitata dalla commissione d’esame il voto numerico deve quindi essere comparato con il giudizio analitico espresso da soggetti altrettanto qualificati; questa comparazione non viene garantita in modo automatico, ma solo quando gli argomenti portati dal ricorrente siano tali da giustificare un simile approfondimento. Se quindi le prove scritte fossero palesemente inadeguate non si procederebbe oltre. Dove, tuttavia, il ricorrente abbia offerto elementi idonei a collocare il valore degli elaborati in prossimità o al di sopra della soglia di sufficienza (es. allegando i pareri di specialisti), deve essere disposta una verificazione per stabilire se il giudizio degli specialisti di parte possa essere preso come parametro per valutare la congruità del voto numerico

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Liquidazione degli onorari dell'Avvocato – l. 794/1942 – Tentativo di conciliazione – Omissione – Nullità – Esclusione

Cass. Civ., sez. II, sentenza 27 settembre 2012 n. 16439 (Pres. Rovelli, rel. Proto)

Il tentativo di conciliazione previsto dalla l. 794/1942, in materia di liquidazione degli onorari dell'Avvocato, non è obbligatorio e la sua omissione non costituisce motivo di nullità del procedimento di liquidazione.

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