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Arbitrato

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DICHIARAZIONE DI INCOMPETENZA - APPLICAZIONE DELL'ART. 50 C.P.C. - SUSSISTE - CONDIZIONI

Cass. Civ., sez. VI, 6 dicembre 2012 n. 22002 (Pres. Finocchiaro, rel. Frasca) L'art. 819 ter comma 2, c.p.c., laddove afferma che "nei rapporti tra

arbitrato e processo" non si applica l'art. 50 c.p.c., riguarda solo il caso in cui siano gli arbitri ad escludere la loro competenza ed a riconoscere quella del giudice ordinario. Allorquando, invece, sia il giudice togato a dichiarare la propria incompetenza a beneficio di quella degli arbitri, oppure sia la Corte di cassazione, adita con riferimento ad una pronuncia affermativa della competenza del giudice ordinario, a dichiarare la competenza degli arbitri oppure a rigettare, per ragioni di rito o di merito, l'istanza di regolamento contro una pronuncia declinatoria, è possibile la riassunzione dinanzi agli arbitri nel termine fissato o, in mancanza, in quello previsto dall'art. 50 c.p.c., con salvezza dell'effetto interruttivo cd. istantaneo della prescrizione ai sensi dell'art. 2943 comma 3, c.c., e di quello permanente, di cui all'art. 2945, comma 2, dello stesso codice.

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Arbitri - Determinazione del compenso - Provvedimento presidenziale ex art. 814 c.p.c. (ante riforma di cui al d.lgs. 40 del 2006) - Impugnabilità con ricorso straordinario per Cassazione - Rimessione alle Sezioni Unite 

Cass. Civ., sez. II, sentenza 11 agosto 2011, n. 17209

(Pres. Triola, Rel. D'Ascola)

Va rimessa alla decisione delle Sezioni Unite la questione relativa alla impugnabilità con ricorso straordinario per cassazione del provvedimento presidenziale di determinazione del compenso degli arbitri, ex art. 814 cod. proc. civ. (nel regime previgente alla riforma recata dal d.lgs. n. 40 del 2006. Sulla questione, le stesse Sezioni Unite si erano già pronunciate con sentenza n. 15586 del 2009, negando che detto provvedimento fosse suscettibile di impugnazione)

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Attività di arbitro – Svolta da Avvocato – Imputazione dei compensi all'associazione professionale di appartenenza

Cass. civ., sez. trib., 1 giugno 2009 n. 12777

(Pres. Lupi, rel. Iacobellis)

L'attività di arbitro svolta da un avvocato rientra tra quelle tipiche della sua professione, e nulla vieta che possa essere svolta da un professionista aderente ad una associazione professionale, costituita ai sensi dell'art. 1 della legge 23 novembre 1939 n. 1815. Ne consegue che, in quest'ultima ipotesi, legittimamente il professionista imputa i compensi derivanti dall'attività di arbitro all'associazione professionale, ove tale obbligo sia previsto dall'atto costitutivo dell'associazione professionale, ed è onere dell'amministrazione che alleghi un intento elusivo sotteso da tale condotta, dimostrarne l'esistenza (Nella fattispecie, la Suprema Corte, enunciando il principio di diritto sopra menzionato, ha accolto il ricorso proposto)

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Emissione da parte di uno Stato membro di un provvedimento che inibisce l'accesso alla giustizia di un altro Stato membro – Accordo arbitrale – Violazione del regolamento 44/2001

Corte Giustizia CE, sez. Grande, 10 febbraio 2009, proc. C 185/07

(Pres. Skouris, rel. Kluéka)

L'emissione, da parte di un giudice di uno Stato membro, di un provvedimento inibitorio diretto a vietare ad una persona di avviare o proseguire un procedimento dinanzi ai giudici di un altro Stato membro, per il motivo che tale procedimento violerebbe un accordo arbitrale, è incompatibile con il regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (Fattispecie relativa alle cd. anti-suits injunctions, ossia quelle azioni inibitorie - diffuse soprattutto nei Paesi di common law - tramite cui il giudice può far divieto ad un individuo di intraprendere o continuare un dato procedimento giudiziario avviato davanti altre autorità giurisdizionali all’estero)

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